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Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archive for the ‘Vita quotidiana’ Category

L’ASILO E’ REALTA’

Posted by missionesafa su settembre 5, 2008

Cari amici, un annuncio importante: L’ASILO NICOLO’ E’ UNA REALTA’ E TRA SETTE GIORNI APRIRA’ LE SUE PORTE ED ACCOGLIERA’ I BIMBI DELLA NOSTRA COMUNITA’.

Ve ne diamo soltanto l’annuncio, perchè abbiamo bisogno soltanto di contemplarlo e ringraziare.

Tra pochi giorni la gioia dei bambini lo trasformerà in qualcosa ancora di più bello. Grazie a tutti voi che ci avete creduto e in tempo record lo avete realizzato. Grazie

Annunci

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novità Scuola Saguila

Posted by francescoi su dicembre 3, 2007

la scuola di Saguila è ultimata!

scuola saguila4 scuola saguila1 scuola saguila3 scuola saguila2

una scugnizza a Safa

scuola saguila7 scuola saguila6 scuola saguila5

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kukuru

Posted by missionesafa su febbraio 14, 2007

Kukuru

Kukuru, cioè il mese di agosto. E nel mese di agosto guidati dai pigmei, grandi conoscitori della foresta, molte persone vanno alla caccia. Kukuru vuol dire anche “pappagallo” perchè in questo mese se ne trovano moltissimi in “ngonda “.
Ed è proprio di lui che oggi vi vogliamo parlare e della sua sfida con Mauro nell’apprendere le lingue.
” Ciao, ciao! Juve, Juve. ah bello! mon père!! ça va? ça va pas! Guaglio!(non lo so scrivere in napoletano), miss, miss ( il nome del nostro gatto ) karako” ( arachidi…li chiama quando non ce n’ha, “oh, oh”…quando diamo da mangiare al gatto e lui invece sta a guardare, in pochi giorni Mauro si è dimostrato un formidabile insegnante di lingua…Kukuru un po’ meno…lui apprende soltanto.
Immaginate quando Mauro saprà anche il sango e un po’meglio il francese, qui non si dormirà più.
Parliamo di kukuru per capire quanto sia importante comunicare. E non è vero che i papagalli ripetono soltanto, sanno tirare fuori le parole al momento giusto. Bala mo mon père! ( buongiorno padre). Comunicare è saper stare insieme, e kukuru è silenzioso quando nessuno lo pensa, a volte arrabbiato tanto da battere forte sul suo piccolo tetto in lamiera finchè non gli si dice:” AWE ” “Basta!” ” Chiuso “. E lui risponde ancora più incavolato: ” AWE “.
Chiusa la comunicazione!

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Diario di viaggio a Safa (d.Giuseppe)

Posted by missionesafa su febbraio 11, 2007

Roma, 11 febbraio 2007

Carissimi,

di ritorno da Safà, eccomi a voi per ragguagliarvi sulla situazione della nostra missione nella Repubblica Centrafricana. Ho scelto di scrivervi a mo’ di diario; un genere da cronista che può apparire impersonale e freddo; offre però la possibilità di rendervi partecipi in maniera essenziale e dettagliata del vissuto di quelle giornate.

 

20 gennaio: sabato. L’aereo che ieri sera ha prelevato don Mauro e il sottoscritto da Parigi, dopo sei ore e mezza di volo, atterra a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Dopo le consuete pratiche di controllo, ci ritroviamo schierati, in mezzo ad una folla di gente, lungo il tapis-roulant dei bagagli. Dei quattro colli ne arrivato uno solo; gli altri arriveranno martedì. Don Sandro ci accoglie fuori dall’aeroporto e insieme facciamo un giro per la città: spese per la cucina e per la casa (c’è qualche negozio che ha un po’ di tutto) e alle 15,00 siamo nel centro della nostra missione, a Safà. Si sta bene e non fa molto caldo.

 

21 gennaio. Domenica. Il programma della giornata prevede la celebrazione dell’eucaristia nel piccolo villaggio di Paris-Kongò, che inizia oggi il suo cammino di comunità di base. Per l’occasione è stata allestita una cappella che ha molto del provvisorio.

La celebrazione, accompagnata da canti ritmati sui tamburi, si protrae per quasi due ore e vede raccolta una bella folla di circa 150 persone. In Africa il tempo ha un’altra dimensione. Terminata la messa, seguono le elezioni del responsabile della comunità, del suo sostituto, del tesoriere, del segretario e del primo consigliere. Sarà loro compito scegliere quattro consiglieri e un animatore. Il futuro della comunità è ora affidato alle loro mani. Di questo ne sono grati, consapevoli e riconoscenti.

 

22 gennaio. Lunedì. Orario ordinario della giornata. Ore 5,15 sveglia. 5,45 preghiera del mattino: lodi e messa. 6,45 colazione. Alle 7,00 una ventina di persone, uomini e donne sostano davanti alla nostra casa: parte di loro, per lo più donne coltiveranno il terreno della missione; gli altri saranno portati da don Sandro nei vari luoghi dove sono in corso opere di costruzione. Lavoreranno fino alle ore 12,00, quando noi ci ritroviamo per l’ ora media e il pranzo. La mattinata appare piuttosto lunga. Nel pomeriggio, dopo un breve riposo, seguono i vari impegni : catechesi, cura della casa, formazione permanente personale. Ore 19,00 vespri e cena; e poi sulla veranda si parla…si comunica…si fa comunione.

 

23 gennaio: martedì. Suor Teresa ci accompagna a Bangui per ritirare i nostri bagagli. Il solito giro in città per le varie compere; una breve sosta per mangiare e poi via per Safà dove arriviamo verso le ore 17,00. Un diversivo delle nostre giornate è il ritrovarci a questa ora del pomeriggio sui bordi del campo di foot-ball per veder giocare ragazzi e giovani di Bernabeng e familiarizzare con loro. Dei giocatori qualcuno ha le scarpe, i più giocano scalzi e per giunta con un pallone pesante di pallacanestro; mentre un interrogativo martella la mente: ma come fanno?

La giornata è stata molto calda.

 

24 gennaio: mercoledì. Ci svegliamo tra lampi e tuoni. E’ dal 26 novembre che non piove; ma questa volta la pioggia è fitta e abbondante. Presto ne vedremo i frutti: il fiorire profumato delle piante di caffé e l’apparire di nuvole colorate di farfalle venute dalla foresta. Trascorriamo la mattinata nel centro della diocesi, a M’Baiki, ove si tiene un corso di formazione dei responsabili delle Comunità sul tema “ La Parola di Dio”.

 

25 gennaio: giovedì. Dopo cena, sulla veranda, si guarda la luna, si parla accompagnati dal ritmo di canti e di tamburi che giunge da poco lontano. Esprimo una mia opinione sul celibato dei preti che in Africa appare piuttosto problematico a causa della cultura della gente. Perché, chiedo, non pensare per il continente nero ad un sacerdozio coniugato, sullo stile della Chiesa cattolico-ortodossa? Don Sandro afferma che anche lui nel passato ha ragionato allo stesso modo; ma ora ha cambiato idea. In un paese così povero si finirebbe con il confondere ciò che semplicemente umano e ciò che è carismatico. Molti abbraccerebbero il sacerdozio; ma probabilmente mossi più da motivazioni sociali ed economiche che dalla fede.

 

26 gennaio: venerdì. Come oggi, altre volte mi è capitato di vedere folla di persone dinanzi ad una capanna. E’ la place ti kwà: è morta una persona. Il cadavere viene seppellito quasi subito; ma è tradizione che gli abitanti del villaggio, parenti e conoscenti facciano compagnia alla famiglia del defunto per tre giorni, al fine di propiziarsi lo spirito del morto. Durante questi giorni si piange, si canta, si balla, e la famiglia in lutto provvede al vitto per tutti, a volte fino ad indebitarsi.

In Africa si muore e spesso si muore per cause banali. Pure la morte ha un volto meno triste e drammatico che da noi. L’africano non dice che una persona è morta a 50 anni, ma che ha vissuto 50 anni. Una sfumatura importante: l’accento è sulla vita.

 

27 gennaio: sabato. A metà mattinata faccio una passeggiata al centro analisi AIDS per mamme in attesa, bambini, uomini. Una lunga fila di persone attendono il loro turno: fanno analisi e ricevono medicine. Da poco lontano le grida vivaci degli scouts rompono il silenzio della foresta: preparano il terreno dove presto sorgerà il campo di basket e di pallavolo.

Nel pomeriggio, incontro comunitario sacerdoti e suore: si programmano gli impegni del mese di febbraio.

 

28 gennaio: domenica. Di buon mattino si parte per Bokopì: Dopo due anni di lavoro, si inaugura la cappella. Al termine della celebrazione ci viene offerto uno spuntino a base di manioca, pesce e banane cotte.

La nostra parrocchia che conta circa 15.000 abitanti, è così strutturata: la Chiesa madre ha sede a Bernabeng, centro della missione e dedicata al Sacro Cuore; ci sono poi le cappelle, presenti nei villaggi più grandi; infine le comunità di base, nei villaggi piccoli, non sempre provvisti di luoghi di culto. L’opera dei responsabili della comunità e dei catechisti è fondamentale per l’animazione …

 

29 gennaio: lunedì. Durante la visita al Vescovo, incontro Giuseppina, una missionaria laica che, insieme con Lucia da più di venti anni lavorano nella Chiesa di Ngotò. Parliamo di noi italiani, degli africani. Mi confida: “ Quando credo di aver conosciuto gli africani è il momento di ricominciare daccapo”. Questo mi conferma nella convinzione che non è facile entrare nella cultura di un altro popolo. Credo però di sbagliare quando mi metto dinanzi agli africani con la mentalità di europeo. Certamente non hanno le cose che noi abbiamo. Certamente il loro vocabolario conosce molto bene la parola AIDS; ma ignora i vocaboli depressione, infarto, suicidio. Ricordo bene l’ impressione che ebbi tre anni fa, quando per la prima volta giunsi in Africa. Faccio invece difficoltà ad immaginare la reazione di un africano dinanzi ai nostri palazzi, con gli appartamenti uno sopra l’altro, l’uno vicino all’altro. L’africano ha la sua capanna con il suo spiazzo…ha la sua indipendenza.

 

30 gennaio: martedì. Questa mattina dal villaggio di Saguila è giunto un folto gruppo di donne: sono venute per raccogliere ghiaia e sabbia dal torrente. Serviranno per terminare la costruzione della cappella e per iniziare i lavori della scuola.

Per la realizzazione delle opere i Padri mettono il cemento (blocchetti), il ferro, pagano gli operai; però la popolazione deve partecipare procurando sabbia e pietre e facendo gli scavi delle fondamenta.

Per don Sandro questo è un principio irrinunciabile: se la gente non partecipa, nessuna opera ha inizio; e i progetti camminano in proporzione alla loro collaborazione.

 

31 gennaio: mercoledì. Anche questa mattina, cosa che faccio abbastanza spesso, ho accompagnato don Sandro nei vari luoghi di lavoro. Ho visto così che nella costruzione della cappella di Seguila si è ormai prossimi alla copertura del tetto, mentre sono finiti gli scavi per le fondamenta della scuola. Tornando siamo passati per Moscou: la cappella è ormai terminata, mancano solo il pavimento e le rifiniture. E poi eccoci sulla strada per Poto-Potò, dove tre operai stanno ultimando i lavori di riparazione della facciata e della prima capriata della chiesa .Un violento temporale, un anno e mezzo fa, l’aveva gravemente danneggiata.

 

1 febbraio: giovedì. Al mattino faccio una breve passeggiata al campo, proprietà della parrocchia: una quindicina di mamme puliscono e preparano il terreno dove sorgeranno l’asilo e il piccolo ospedale della maternità.

A pranzo siamo dal Vescovo. A lui ribadisco il nostro proposito di aiutare la Diocesi finché saremo nella possibilità di farlo. Prima di prendere la strada del ritorno a casa, incontriamo i formatori degli insegnanti. Il tema della formazione ritorna spesso nei nostri discorsi ed è il progetto al quale si vuole dare un’attenzione del tutto particolare, convinti che, dopo il dono della fede, è il valore più grande che possiamo offrire alla gente. Per questo i progetti non prevedono solo costruzioni di cappelle, ma anche di scuole; non programmano solo la formazione dei catechisti, ma anche degli insegnanti. La formazione culturale è fondamentale anche per la catechesi.

 

2 febbraio: venerdì, festa della presentazione del Signore e giornata della vita consacrata. I religiosi e le religiose celebreranno insieme questa ricorrenza il giorno 5 nella cattedrale di M’Baiki.

Nei nostri spostamenti in macchina, per i frequenti sobbalzi sui sedili e i continui rallentamenti, non possiamo non costatare la miserevole condizione delle strade: buche, avvallamenti. Per nostra fortuna siamo nella stagione secca; ma nella stagione delle piogge il muoversi diventa un vero problema. Lo Stato è quasi del tutto assente; e il capo del villaggio non presta quasi alcuna attenzione alle strade…Gli abitanti del luogo si muovono a piedi e non hanno la macchina. Credo che non li sfiori minimamente il pensiero che la strada è sinonimo di comunicazione, di scambio, di progresso…

 

3 febbraio: sabato: Fin dalle prime ore del mattino siamo in movimento: è il giorno del mio rientro in Italia.

Nel chiudere questi miei appunti desidero esprimere un’ultima riflessione. Certamente la condizione degli abitanti della nostra missione è povera… pure non è facile praticare la carità. La tentazione di offrire loro direttamente il pesce senza sobbarcarsi la fatica di insegnare loro a pescare, è forte. Come pure ho visto che non è facile coniugare pietà e fortezza, misericordia e giustizia al fine di aiutare la gente a crescere e di costruire insieme con loro un futuro più ricco e dignitoso.

 

Tra i ricordi che ho portato con me, ci sono le immagini dei bambini, soprattutto i più piccoli: dai 4 ai 6 anni. Il più delle volte si presentano sporchi; eppure sono belli, semplici, quasi timorosi di disturbare con la loro presenza, con due occhi che splendono come perle sul loro visino nero. Mi commuovo quando li vedo, con quel senso di responsabilità più grande della loro età, portare il fratellino più piccolo per mano o a cavalcioni dietro la schiena. Mi sembra di contemplare in loro il mondo che Dio sogna.

Desidero ora ringraziare personalmente don Sandro e don Mauro per essersi prodigati a rendere piacevole il mio soggiorno a Safà. Abbiamo trascorso insieme quindici magnifiche giornate.

Per concludere, qualche notizia su don Mauro: è partito con entusiasmo e determinazione ed è pronto per iniziare, con la guida di un maestro, l’apprendimento del sango. Nell’attesa si esercita a fare l’insegnante al loquace pappagallo di casa. Avrebbe grande voglia di insegnargli una delle parole fiorite… della nostra lingua; ma è trattenuto dal timore che poi l’uccello ne faccia sfoggio con il Vescovo, che è italiano.

 

Chiudo con una lieta notizia. Nell’ultima lettera ho dimenticato di informarvi che il Consiglio, nella seduta del 15 gennaio a Gubbio, ha ammesso all’ordinazione sacerdotale i nostri due professi diaconi: Emanuele Daniel e Maurizio Pellizzari. Con tutta probabilità saranno ordinati a Treviso il 26 maggio, vigilia di Pentecoste assieme ai candidati della diocesi. A loro i nostri più affettuosi auguri, e a tutti il mio caloroso abbraccio.

Don Giuseppe

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11 febbraio 2007 – E’ domenica.

Posted by missionesafa su febbraio 11, 2007

Sono alcuni giorni che non ci sentiamo,amici, ma gli impegni sono stati tanti.
Mauro è stato tre giorni a M’Baiki per una formazione a favore dei nuovi arrivati in diocesi, un modo per conoscere la realtà ecclesiale locale, i suoi programmi, gli obiettivi.
Io sono andato a Bangui per incontrare una persona che farà il primo corso di formazione degli insegnanti sul tema: ” il ragazzo/bambino, il suo mondo, le sue potenzialità e il suo rapporto con gli adulti”. E’ necessario mettere le premesse ad un vero dialogo tra il mondo dell’adulto e il ragazzo in una realtà dove il più piccolo spesso non è al centro dell’attenzione.
E poi, sabato, il Consiglio pastorale parrocchiale con la programmazione della formazione dei catechisti, in particolare per i nuovi candidati all’insegnamento della catechesi e la programmazione della Quaresima.
Ed ancora il lancio del secondo anno dell’alfabetizzazione degli adulti con i corsi di formazione degli insegnanti per l’alfabetizzazione in francese, le nuove iscrizioni per chi frequenterà il primo corso in sango, l’apertura di due nuovi centri a Saguila e Loko. Domani arriverà un’equipe da Bangui che inizierà gli esami per chi ha già frequentato il primo anno e formerà la nuova equipe di insegnanti per l’alfabetizzazione in francese.
Per tre giorni quindi saremo impegnati nel mettere a punto il nuovo anno dell’alfabetizzazione.
Domani Mauro comincerà i suoi corsi di lingua. Mentre, una bella notizia: domani si metterà la prima pietra alla scuola di Saguila.
Non immaginatevi una vita speciale, malgrado le tante cose da fare. La cosa più bella mi sembra è esserci.
Oggi, domenica, cì è stata una bella celebrazione all’ospedale, per la giornata del malato. Sono accorsi numerosi, e la liturgia è stata viva, gioiosa…impegnata. I fedeli hanno consegnato la loro colletta a Suor Teresa a sostegno di un malato di AIDS. E’ stato molto bello. Ognuno ha dato quello che ha potuto, ma quello che più conta è che cresca la solidarietà e che nessuno abbia paura della propria povertà. E poi i bambini hanno portato molte cose da mangiare per i malati dell’ospedale, e Mauro ha coronato la festa con la sua prima lettura della preghiera eucaristica in Sango. Cosa volete di meglio?

Ciao, amici.

Sandro

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14 gennaio 2007 – battesimi

Posted by missionesafa su gennaio 14, 2007

Battesimo a safa
E’ stata una bella celebrazione, ben preparata da tutti i responsabili delle due comunità di Scad e Loko. I fedeli hanno partecipato con attenzione e gioia.
Siamo un po’ stanchi, il viaggio su strade non sempre raccomandabili e la lunga celebrazione di circa 3 ore ci hanno un po’ demolito. Così il pomeriggio si è tradotto in una lunga dormita. Ci voleva.

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12 gennaio 2007 – catecumeni

Posted by missionesafa su gennaio 12, 2007

La cappela di Saguila in costruzione

(la cappella di Saguila in costruzione)

Domenica 14 gennaio sessantadue catecumeni riceveranno i sacramenti del battesimo e dell’eucaristia. Oggi abbiamo fatto con loro un ritiro spirituale. Sono i catecumeni di Loko e Scad.

Si sono preparati per tre anni a questo momento. La maggior parte di loro non sa leggere e scrivere, ci accontentiamo dunque che siano partecipi alla vita della comunità e che conoscano gli elementi più importanti della fede cristiana. Questa fragilità è spesso causa di deviazioni.Alcuni arrivano a cambiare culto, o a frequentare una setta.
In questo anno che la diocesi ha voluto dedicare alla Bibbia, “La Parola di Dio al centro della nostra vita ecclesiale”, abbiamo voluto aumentare il numero di catechisti e potenziare la loro formazione proprio per vedere se riusciamo a migliorare la catechesi della nostra parrocchia.

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9 gennaio – la piantagione di caffè

Posted by missionesafa su gennaio 9, 2007

ilcaffè della nostra piantagione

Safa, 9 gennaio 2007: il caffé della nostra piantagione. Ne abbiamo raccolto 5 sacchi e ci frutteranno 70.000 franchi, una buona somma per la parrocchia!

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9 gennaio 2007 – lavoro e pizza

Posted by missionesafa su gennaio 9, 2007

Sono in ritardo per il mio articolo quotidiano. Ho appena finito di parlare con una mamma che vorrebbe lavorare alla missione, vedova da un mese e incapace di pagare un’urgente operazione allo stomaco del suo più piccolo figlio.

L’idea che qualcuno cominci a chiedere lavoro per far fronte ai propri bisogni mi rallegra perchè significa che sta scemando l’idea del “mu na mbi”, “dammi”, e sempre più cresce una nuova idea di sè, delle proprie possibilità. Da un altro punto di vista vedo accentuarsi l’impotenza di tante persone che non riesce a far fronte alle richieste quotidiane del proprio vivere. Lo stato non c’è, la famiglia s’indebolisce, la solidarietà diventa sempre più precaria perchè ciascuno pensa al proprio.

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7 gennaio 2007 – Bonne année… YEKE YEKE

Posted by missionesafa su gennaio 8, 2007

Safa, 07.01.07

le tredici donne adottate dalla missione

(le tredici donne adottate dalla missione di Safa)

Bonne année, bonne année, bonne année…..

Fino a febbraio sarà il saluto di tutti.
Sono state notti difficili, dal clima freddo ristoratore è vero, ma siamo a corto di sonno.
I Bambini cominciano alle 18.00, alle 20.00 subentrano gli adulti e i giovani, i tam tam da ritmi frenetici sembrano fare da sonnifero, ma le grida di gioia interrompono ogni tentativo di riposo.
La gioia è grande, eppure niente di speciale, tutto e solamente danza per salutare il nuovo anno. Ma forse si vuole solo sperare un po’ di più e non morire dentro le sofferenze.
E’ stato un Natale semplice, fatto di celebrazioni gioiose e niente di più…forse ci si è permesso un pezzo di carne per un giorno di festa, forse qualche caramella, o nuova camicia, o nuovo look ha dato quel di più necessario…
Se interpreto bene: sarà certo un anno migliore, questo forse è l’unica verità che risuona dai loro canti. Certo sarà un anno migliore.
Ma già si ritorna ai campi, è tempo di bruciare la sterpaglia secca, il fuoco farà uscire qualche animale…i bambini sono pronti..stasera si mangia un po’ di carne, ma non deve mancare il GOZO (la manioca)..niente ha sapore senza di lei.
Si ritorna ai campi, bisogna prepararli…tra tre mesi ritornala pioggia, e allora la semina…C’è ancora tempo!!! No, il lavoro è duro,fa caldissimo, gli strumenti di lavoro sono vecchi e rudimentali..Ma saremo pronti…
Ragiono con loro mentre vedo tornare i bambini a scuola. Le classi sono zeppe..la prima elementare: 120. Vengono da tutti i villaggi…Ma cosa vuoi imparare in una classe così…e forse ieri, per la festa, l’insegnante ha bevuto, lo hanno visto i ragazzi, ubriaco sulla strada di Saguila…Si ritorna a casa, non ce l’ha fatta a venire a scuola…Ma l’anno prossimo avremo altre scuole, altri insegnanti. Sarà un anno certamente migliore!
Sabato 6 gennaio abbiamo ufficializzato l’inizio delle CEB ( Comunità Ecclesiali di Base), sono tredici in tutta la parrocchia, c’è stata una formazione per i responsabili con lauto pranzo…Ora al lavoro per cercare di animare queste comunità…Pur inserite nel progetto pastorale parrocchiale, avranno una loro autonomia, anche economica…Qualcuna ha già cominciato qualche progetto di autofinanziamento…Il cammino è quello giusto, ma ci sarà da lavorare, soprattutto nel campo della formazione dei responsabili e dei catechisti.
Oggi, 8 gennaio, riunione decanale a Mbata. Tema: l’anno della Bibbia. Ogni parrocchia ha già il suo progetto ma faremo anche qualcosa insieme: tre incontri ( quaresima, pentecoste e Ottobre missionario) per formare i catechisti sulla Lectio divina, al fine di aiutarli ad interiorizzare la Parola di Dio. A loro volta dovranno formare i responsabili dei gruppi e via di seguito…
Progetti: creare dei centri di ascolto della Parola di Dio nelle comunità, nei villaggi.
Per quanto ci riguarda, abbiamo puntato sulla formazione dei catechisti vecchi e nuovi tutta incentrata sullo studio della Bibbia. Crediamo che poi nella catechesi possa passare una sensibilizzazione maggiore per l’ascolto della parola.
YEKE YEKE,piano piano…Sono tornato alle 16.00, ultime attenzioni per la preparazione della notte, KOBE ( cibo) per i maiali, e una bella doccia. Ci vuole!

Sandro

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