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Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archive for the ‘Persone’ Category

la gente di Safa attraverso le parole dei missionari

UN NUOVO ATTEGGIAMENTO

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

di Clovis Djomassé* (trad. dal francese di don Mauro Milani)

(in “Notizie” n.62)

Ho conosciuto parecchi missionari che hanno realizzato tante attività, ma i Canonici mi hanno aiutato molto a riflettere.

Quando ho scoperto i Canonici per il loro modo di agire nella semplicità, ho percepito in loro delle persone diverse da tutte quelle che avevo conosciuto. Difficile da spiegare; vedendo delle persone che hanno preoccupazione del nostro futuro, io mi sono detto: “Ecco il genere di guide che avrei voluto prima per me e la mia famiglia”. Insieme con mia moglie ho preso il tempo per riflettere sul nostro passato che ci sembrava negativo in questi dieci anni in cui abbiamo vissuto insieme; allora abbiamo preso la decisione di sposarci. Noi viviamo insieme con i nostri quattro figli con lo scopo di garantire il loro avvenire. Abbiamo un ringraziamento “grandioso” per tutte le famiglie e le comunità che stanno sostenendo la missione dei Canonici nella nostra parrocchia della Safa per i vari progetti, dalla scuola materna e le scuole primarie (= elementari) per offrire ai nostri figli un’adeguata istruzione e una buona educazione, alla realizzazione delle cappelle per “generare” la fede in Gesù.

Noi ci sentiamo molto più liberi rispetto a prima, nella nostra vita di coppia, con i nostri figli, dopo la festa del nostro matrimonio. I Canonici con la loro presenza ci hanno aiutato molto a crescere e a guardare meglio al futuro dei nostri figli, a scoprire ugualmente il Signore nella nostra vita.

Noi abbiamo ricevuto i Canonici come un dono dello Spirito Santo nella nostra famiglia.

* Clovis Djomassé è operaio presso la missione Safa

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Tornando da Safa

Posted by missionesafa su gennaio 6, 2008

Tornando da Safa

di Vittorio Felli

(pubblicato in “Notizie dei Canonici Regolari Lateranensi”, anno XXXV, n.60, dicembre 2007, pp.29-31)

Ho scritto e riscritto queste poche righe, ho tentato di farne un breve racconto interessante o un articolo di viaggio, ma ho deciso infine che non c’è spazio in questa sede che per delle brevi conclusioni a titolo personale su ciò che ho potuto vedere e sentire in Centrafrica, nella zona rurale nel sud del paese, dove si trova la Missione Safà dei nostri due amici don Sandro e don Mauro. Una descrizione unicamente oggettiva richiederebbe molti più dettagli.

La Repubblica Centrafricana è un luogo lontano: la mia opinione è che per larga parte si tratta di una lontananza studiata, organizzata, controllata, mantenuta e soprattutto accettata da alcuni, sia all’esterno che all’interno del paese.

La prima lontananza, la lontananza madre, è la miseria, che non intendo qui solo come profonda mancanza di beni materiali e di una condizione di vita che la nostra società chiamerebbe “dignitosa”, ma anche mancanza di risorse culturali, personali e strutturali per venirne fuori. Per quanto ho osservato, credo che la miseria per questa gente non sia uno stato attuale dinamico quanto una condanna senza appello. Parlando di miseria culturale, devo precisare che non mi riferisco alle diverse culture popolari né a quelle religiose, che ho conosciuto molto parzialmente sia per motivi di tempo che per un’oggettiva difficoltà ad entrare in una relazione non superficiale con le persone del posto, anche se ho sentito parlare dai due missionari di patrimoni che definiremmo “molto avanzati”, come ad esempio il culto e il rispetto della natura e dell’uomo come parte pulsante di essa o la parità effettiva dei due sessi nella società pigmea. Per miseria culturale e personale parlo invece della degenerazione, presunta, della cultura popolare nella superstizione, nel consumismo e nella nullafacenza, nella mancanza dello spirito del lavoro, dell’economia familiare e del vivere nelle e secondo le istituzioni, nel tentativo di prendere vantaggio sempre e comunque da persone e situazioni. Riguardo alla famiglia, senza giudizi di merito, nella società che ho visitato ho sentito che la poligamia, spesso senza matrimonio e senza chiari impegni nei confronti della donna, è largamente accettata. Sulla cura dei figli non ho un’opinione precisa, anche se ho visto moltissimi bambini venire a scuola senza la minima attenzione all’igiene. Credo che miseria personale, in una società centrafricana che è stata forzata dal colonialismo alle regole del mercato internazionale, è per questo anche qualità molto bassa dell’istruzione scolastica, che io stesso ho verificato all’interno delle classi delle due scuole prese in carico dalla Missione. Posso assicurare che la distanza nell’istruzione tra le nostre giovani generazioni europee e le loro, per quanto ho visto, è enorme.

Intendo invece per miseria strutturale la latitanza o l’assenza appunto delle strutture istituzionali, sociali ed economiche intorno all’individuo che gli permettano un qualche sviluppo personale o una qualche sicurezza. In effetti, da ciò che ho visto e sentito dalla gente del posto e dai due don, in particolar modo per scuola e sanità lo Stato è praticamente assente, soprattutto nei confronti delle popolazioni rurali, che costituiscono un’altissima percentuale del totale. Le persone lamentano poi una elevatissima corruzione, dai politici ai funzionari di più basso rango, che riduce quasi a zero la fiducia nella giustizia dello Stato, già molto bassa, a quanto ho capito, per motivi culturali.

La proposta della missione dei CRL si poggia su due pilastri: la scuola e il Vangelo. Non a caso li nomino in quest’ordine, poiché nel panorama cui ho accennato, è forte la convinzione in tutta la Diocesi che la proposta del Vangelo deve arrivare insieme e forse essere preceduta da un forte sostegno allo sviluppo della persona nei suoi molteplici aspetti, nel profondo rispetto della cultura e della stessa religione o dei sentimenti religiosi che si trovano nel posto.

La mia conclusione è duplice.

In primo luogo credo che la lontananza tra il nostro mondo e il loro è terribilmente grande e che essa è soltanto in piccola parte imputabile al popolo centrafricano e alle difficoltà del suo percorso storico, mentre è un sistema internazionale che condanna questa come altre nazioni alla schiavitù della miseria, nei suoi diversi significati.

Credo però sia stato anche un bel viaggio, una scoperta di un luogo profondamente diverso, difficile, cupo ma anche molto affascinante. Nell’impegno grandissimo, pesante e stancante di cui i due don missionari si fanno carico ogni giorno, sono fortemente convinto sarebbe un’occasione persa e anzi un vero peccato, per chi può e vorrebbe e magari tentenna, religioso e non, mancare di dare il proprio contributo non soltanto a distanza, ma anche con una presenza sul posto, nei tempi e con le finalità che sicuramente potrebbero essere concordate insieme.

Buon viaggio!

Vittorio Felli

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IN GIRO PER I VILLAGGI

Posted by missionesafa su luglio 5, 2007

Il nuovo progetto di ” Scuola Cattolica Associata Centrafricana” è partito.

Cos’è? Non se ne poteva più di una scuola allo sfacelo che da anni si trascinava nella nostra parrocchia. I ragazzi dopo sei anni di ‘ elementare’ ne uscivano senza saper leggere e scrivere. I genitori, davanti a tanto abbandono e superficialità del direttore e dei maestri, avevano scelto di ritirare i loro figli, o rinunciare a versare la quota per il pagamento degli insegnanti. Corruzione, immoralità ( l’ultima: un insegnante di più di trentanni mette incinta una sua alunna di 14), assenze ingiustificate ripetute…Da ogni parte ci si chiedeva di fare qualcosa per i più giovani. Ed è così che la comunità missionaria, con tutta la comunità parrocchiale ha deciso di impegnarsi in prima persona nelle due scuole, della Safa e di Saguila ( nuova). Cosa vuol dire “Associata”?. Che lo Stato e la Chiesa collaborano nella gestione della scuola. Ma in verità lo Stato offre solo i programmi, i calendari, paga il direttore o qualche insegnante diplomato ( se c’è), e niente più. La Chiesa Cattolica si rende responsabile delle strutture, della scelta e della formazione degli insegnanti ( scelti tra i più capaci o coloro che più hanno studiato, ma che in verità diplomati non sono), e unita a un Consiglio di Istituto, un comitato di gestione e un’associazione di genitori si impegna a dare un volto più serio e un progetto educativo completo alla scuola. Abbiamo scelto questa formula proiettati nel futuro. Potevamo creare una scuola privata. E dopo una nostra futura partenza? Tutto sarebbe terminato?

La formazione degli insegnanti è cominciata e lunedì 9 luglio entrerà nel vivo. Per un mese i 25 candidati saranno alla missione a studiare metodologie, programmi etc…Poi abbiamo chiamato i capi villaggio per informarli del cambiamento e del nuovo cammino intrapreso. E poi in giro peri villaggi ad incontrare i genitori, i bambini, la popolazione tutta.

incontro genitori nel villaggio di Paris-Congo

(incontro genitori nel villaggio di Paris-Congo)

Tutti erano felicissimi di sapere che la Chiesa Cattolica promuoveva questa nuova formula, erano felici di sapere che tutti i loro figli avrebbero avuto finalmente libri per leggere, studiare, che il tempo pieno ( scuola fino alle ore 16) avrebbe finalmente impegnato i loro figli in uno studio più serio ( ” finalmente i nostri figli faranno i compiti e non andranno girovagando per il villaggio”), che gli insegnanti riceveranno regolare formazione, che “la commissione per l’educazione della parrocchia ” veglierà sulla regolarità dei corsi e la presenza degli insegnanti e il loro lavoro. Meno felici quando si è parlato dei soldi da pagare, del contributo delle famiglie al pagamento degli insegnanti. Ogni alunno sarà chiamato a versare ogni anno 10.000 franchi (16/17€). ” Ed io che ho 6 figli a scuola? Come farò? Sarà impossibile. Abbiamo spiegato che proprio questo significa pensare al futuro quando noi non ci saremo più e forse lo Stato sarà ancora assente. Se la scuola rappresenta un valore irrinunciabile per la vita dei figli bisogna fare un sacrificio…Si potrà pagare anche in natura: prodotti della terra, animali…Tutto ci aiuterà poi a dare qualcosa da mangiare ai più piccoli, all’asilo “Nicolò”, quando comincerà, speriamo a Gennaio 2008. Ma poi la grande proposta: perchè ogni villaggio non fa una sua grande piantagione “Pro alunni”? Tutti al campo per la scuola!! Non facile, alcuni hanno già cominciato a muoversi, altri sono dubbiosi: “Qui, da noi, è difficile mettersi insieme a fare qualcosa, c’è sempre della gelosia, dei residui tribali che ostacolano tutto!” ci ha detto qualcuno. Ma bisognerà provarci. E abbiamo detto che siamo disponibili ad aiutare con il motocoltivatore che abbiamo ordinato. Un’esperienza in Congo mi ha detto che così si può garantire la scuola gratuita a tutti. E’ vero, le persone qui sono molto povere, ma vogliamo anche togliere di mezzo la dignità? Cosa resterebbe a loro? e come potranno credere che lo sviluppo è possibile? Credere in se stessi e credere che per i più giovani ci sarà un futuro migliore: è forse il primo obiettivo del nostro progetto scuola.

Non è un momento facile, la situazione politica non promette rinnovamenti significativi, tutto diventa difficile giorno per giorno. Anche dal punto di vista economico ci sono grandi difficoltà, non si trovano prodotti, i prezzi sono raddoppiati ( non sappiamo se per ottobre finiremo la scuola di Saguila perchè il denaro disponibile è già terminato, e non siamo che a metà della nostra costruzione…)

i due edifici della sucola di saguila in costruzione scuola di saguila in costruzione

(i due nuovi edifici della scuola di Saguila in costruzione)

Le difficoltà sono tante, ma siamo abituati a crederci, e ce la faremo. Ma soprattutto dobbiamo riservare tutte le nostre forze per i giovani, i bambini e il loro futuro. E’ stato bello girare. La gente ci ha anche contestato, ma credo ci voglia bene!

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Alfabetizzazione: scrive l’insegnante Simplice Mboutolo

Posted by missionesafa su maggio 10, 2007

Riceviamo da Safa e ben lieti pubblichiamo, per il progetto “alfabetizzazione”, un testo di Simplice Mboutolo, maestro di sango: l’articolo è scritto in francese e sotto potrete trovare la traduzione (speriamo fedele):

Alleghiamo inoltre due foto del maestro Simplice, da solo e mentre insegna il Sango a Don Mauro.
a la merci de la nature 1/2 a la merci de la nature 2/2

Il maestro Simplice Mauro ed il maestro Simplice

 

Alla mercè della natura di Simplice Mboutolo

Improvvisamente, senza opporre alcuna resistenza, fui spinto nella natura di cui non si conoscevano i pilastri. Cosa strana essa mi piace, a modo suo. Cosa mai vista prima, un fuoco ha preso l’angolo del villaggio della Safa. Villaggio che anni e anni fa, incorniciato nel fogliame, si sarebbe detto un nido di uccello. Il sole sorge, per avere la schiena curvata, per inspirare il profumo del diamante nero senza guadagno che Dio aveva lasciato loro senza accordi.

“Sono fiero, ho fiducia nella mia terra umida che fa crescere tutti i semi senza discriminazione. Sono fiero del sangue nero che scorre nelle mie vene” esclamava il vecchio Itapo nel suo mantello di mille colori picchiettato di pezzi di erbe bruciate.

Stanco, con la schiena irrigidita, quest’ultimo si mosse lentamente per mettersi diritto. Egli rinvia tutto a domani e a dopodomani. Ripetè gli stessi gesti ma niente sostiene i suoi sforzi. Egli è spinto dal detto: “tutto si trova nella terra”. Questa credenza superstiziosa è divenuta celebre tanto che un famoso coltivatore la usò per catechizzare i suoi figli. Essa metteva in epigrafe l’idea secondo la quale la terra è la sola eredità. Sentendosi vicino alla morte, egli fece venire i suoi figli e parlò loro di questa testimonianza. Egli disse loro: “guardatevi bene dal vendere l’eredità che ci hanno lasciato i nostri genitori, un tesoro è nascosto al suo interno”. “Non conosco il luogo”, rispose uno dei figli. E il padre lo incitava a questo proposito: “un po’ di coraggio! se ne verrete a capo, lo troverete. Prendete la vostra zappa non appena sarà agosto. Zappate, scavate, vangate. Non lasciate nessun posto in cui la mano non sia passata e ripassata”. Morto il padre, i figli ritornarono al campo. Di qua, di là, dappertutto, tanto che alla fine dell’anno essi ne ricavarono dei soldi. Il padre era stato saggio a mostrar loro, prima di morire, che il lavoro è un tesoro.

Questo racconto ha avuto un ruolo non trascurabile nella società nera. Forse la terra è l’unico mezzo che permette all’uomo di migliorare le sue condizioni di vita.

Di ritorno dal campo, distrutti dalla stanchezza e dalla fame, gli uomini si accontentano di risolvere tutti i problemi nel bere. Ma quali sono le soluzioni ai loro problemi? Soltanto grida di lacrime: “Soffro, morirò!”; soltanto problemi su problemi. “Quando verrà la nostra salvezza?” si leggeva sul loro cartello. I nostri antenati hanno beneficiato dell’elmo d’oro ma per noi è il contrario. Oggi il detto “tale padre tale figlio” ci passa accanto.

La terra ha bisogno di conoscenza per essere viva. Penso, dunque sono!

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PIEDI E MANI

Posted by missionesafa su aprile 29, 2007

PIEDI E MANI

(di don Mauro Milani, articolo pubblicato sulla rivista: “Notizie dei Canonici Regolari Lateranensi, Provincia Italiana”, n°58, anno 35, aprile 2007)

Piedi e mani… si può conoscere una persona, e anche un popolo, dai suoi piedi e dalle sue mani.
Se “gli italiani sono un popolo di navigatori” (e quant’altro), gli africani, o meglio “i centrafricani sono un popolo di camminatori”!

piedi e mani

Quando ci si mette in viaggio per andare negli altri villaggi o nella capitale, colpisce vedere questo “fiume” di gente, bambini e ragazzi, uomini e donne, camminare lungo i bordi delle strade.
Ogni giorno i loro piedi “mangiano” chilometri e chilometri di strada (insieme a nuvole di polvere che i veicoli sollevano quando passano!) per andare chi a scuola, chi al campo, chi a comprare o vendere qualche prodotto al mercato, chi a una riunione o ad una festa. Qui è del tutto “normale” che un catechista si faccia ben 23 chilometri a piedi, partendo alle 3 del mattino per essere puntuale alle 8,30 alla riunione.
Che piova o che ci sia il sole, di giorno o di notte, si cammina!
Qui si fa tutto con “le mani”.
Elettrodomestici e “attrezzi” vari sono quasi del tutto inesistenti; si mangia con le mani.
Quando stringi la mano a chi ti saluta, le sue mani le senti ruvide, unte, rovinate…
Nei paesi “industrializzati” è sufficiente premere un bottone o un interruttore e tutto si mette in funzione; ci sono trattori che eseguono i lavori agricoli con il sistema satellitare “GPS”. Qui incontri la gente andare al proprio campo “armata” di un machete, tirando faticosamente a mano un carretto: la “forza lavoro” sono ancora le mani!
Anche i vangeli ci fanno conoscere un Gesù sempre in movimento: ogni giorno i suoi piedi percorrono le strade delle città e delle campagne e, incontrando la gente, le sue mani accolgono, accarezzano, guariscono, sostengono, benedicono…come quando “riscalda” il cuore dei due discepoli la sera del primo giorno di Pasqua mentre con loro cammina verso il villaggio di Emmaus e a tavola poi si fa riconoscere quando le sue mani spezzano il pane.
Guardando il volto di questa gente, ci si domanda se i loro “piedi” e le loro “mani” si muovono nella stessa direzione del “cuore”.
Questo però vale per ognuno di noi, per ogni uomo che ogni giorno sogna un mondo senza distanze e divisioni.
Il Vangelo ci spinge a far si che i nostri “piedi” ci conducano a camminare “fianco a fianco” del fratello e ad aprire le nostre mani per condividere insieme con gioia.

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Il tempo vola

Posted by missionesafa su febbraio 25, 2007

Ieri sera sulla veranda, pigliando un po’ di fresco in queste serate afose, minacciava infatti un temporale (fantasma), io e Mauro ci dicevamo proprio questo: le giornate sono velocissime, e il tempo sembra non bastare per tutto. Ma l’Africa forse vuole proprio abituarci all’essenzialità e alla provvidenza.
E’ più di una settimana che non vi scriviamo, e tante sono le novità, le cose belle ed anche tristi che ci scorrono davanti agli occhi. E’ un tempo questo dove sembra che morire sia più facile…bambini, casi di meningite, diversi adulti ammalati di AIDS, malattie tra le più comuni: malnutrizione, diarree, allergie alle polveri che nella stagione secca si moltiplicano…gli ospedali e i centri di salute sono piuttosto frequentati…Si è vista qualche goccia la settimana scorsa, ma nessuno ancora azzarda a preparare a fondo il proprio campo…Marzo è considerato un mese ancora della stagione secca. Le sudate notturne rendono difficile il sonno, ma constatiamo anche che via via ci si abitua. Certo se si dormisse un po’ meglio si potrebbe anche dare di più. Anche conoscere i propri limiti è disciplina alla scuola dell’Africa. E malgrado ciò non ci si risparmia, non si può, dobbiamo andare avanti.

inaugurazione ufficiale cappella Bokopi
Sabato 17 febbraio grande, ufficiale, inaugurazione della nuova cappella di Bokopi con la presenza del vescovo Mons Rino Perin. E’ stata una bella festa, gioiosa, ed anche il vescovo era piuttosto in forma e raggiante. La messa è durata 3 ore circa, zuppi di sudore, ma anche felici di veder realizzata questa piccola chiesa che aiuterà a far Chiesa. Dopo la celebrazione grande pranzo (tutto con le mani, i cucchiai e le forchette dateci dal Signore…i denti sono i coltelli…vedeste i loro!!) a base di pesce (capitaine) pescato nel vicinissimo fiume della Lobaye, veramente buono,”viande boucané”, carne di selvaggina, affumicata, e la solita manioca che riempe ben bene lo stomaco. Eravamo partiti la mattina alle 7.00 e siamo rientrati, alle 15.30. Andare a Bokopi è sempre una grande fatica perchè si guida in piena foresta, ora manca qualche ponte ed allora bisogna allungare il percorso. Ma le foto vi diranno che ne è valsa la pena.
Domenica 18 celebrazione dei battesimi a Saguila ( 11 nuovi cristiani), anche qui 2 ore e mezza di celebrazione. Mauro ha fatto i suoi primi battesimi in terra Centrafricana…

a Saguila

La comunità esplodeva di gioia, ma il massimo si è raggiunto dopo l’ Eucaristia, quando tutti insieme siamo andati a posare la prima pietra della nuova scuola.

posa prima pietra scuola Saguila

Tutti ne erano entusiasti, e i giorni seguenti tutti all’opera. Le donne portano le pietre, gli uomini scavano le fondazioni del secondo edificio, i bambini portano l’acqua…

le fondamenta della scuola a Saguila

…si sta bene a Saguila, la popolazione ha capito quanto sia importante la scuola e non cessa di dimostrarlo. Martedi 20 erano più di 50 uomini a sollevare gli architravi della cappella di Saguila.

installazione architravi cappella Saguila

Ma in una giornata li abbiamo installati tutti. In questa settimana metteremo il tetto e poi si comincia l’intonaco. La sera grandissima festa con le suore per il carnevale, ma in verità l’attenzione era tutta su Mauro che il mercoledì seguente avrebbe compiuto i suoi 39 anni, primo compleanno in terra africana. Non potendo il giorno seguente preparare degnamente questa festa perchè saremmo andati a celebrare il mercoledì delle ceneri a Scad, abbiamo unito le due feste. E si è pure mascherato, il “tipo”.

Mauro mascehrato

In questa settimana ci sono stati anche gli esami per gli alunni adulti dell’alfabetizzazione, con un’equipe esaminatrice che è venuta da Bangui. Siamo felici di constatare che ben 40 adulti sanno ben leggere e scrivere, e domani cominceranno il secondo anno per imparare a leggere e scrivere in francese. Nella prima settimana di Marzo altri invece inizieranno il primo corso, e quest’anno passeremo da quattro centri d’insegnamento in 3 villaggi, a 6 centri in 5 villaggi: Saguila, Loko, Bernabeng, PotoPoto, Mouscou. Ma in verità siamo ancor più concentrati sulla formazione dei tredici insegnanti, sei dei quali ad Ottobre dovrebbero prendere servizio nella nuova scuola di Saguila.
Tema della prima formazione:” Le potenzialità del ragazzo/ bambino e il suo rapporto con il mondo degli adulti”. Un tema di grande importanza in un ambiente come il nostro dove il bambino ha poche attenzioni e spesso è anche sfruttato, malcurato, un po’ ai margini della famiglia e della vita comunitaria in generale. Parliamo dei bambini al di sopra dei tre/quattro anni.
Sabato 24 febbraio prima formazione per tutti i catechisti, anziani e nuovi ( 20 quest’ultimi) E’ venuto un diacono, “Eloge”, prossimo prete a giugno nella nostra diocesi di Mbaiki. Il tema: ” La Bibbia e la sua importanza per la vita cristiana”. Seguirà una formazione di suor Annie sulla Bibbia come Rivelazione di Dio, e la sua struttura. Poi, verso la fine di Marzo comincerò io con una formazione sul Genesi e l’Esodo. Per tutto l’anno saremo impegnati ad approffondire il testo sacro.
Ed oggi, domenica 25 febbraio, prima messa in sango di Mauro alla Scad, e da quanto riferitoci sembra che la sia cavata piuttosto bene. Ha cominciato ad apprendere il sango in questa settimana, per ora aborda la lettura e poi entrerà nei meandri di questo idioma. Tutto qui sembra difficile, ma poi a poco a poco si entra dentro, e ci si sa anche accontentare. Suo maestro è un insegnante dell’alfabetizzazione, che in cambio gli ha chiesto di avere delle lezioni di latino. Povero Mauro! Se lo ricorderà ancora? Ma poi a cosa serve il latino all’insegnante “Semplice”? E forse mi sono anche dimenticato di altre cose. Ma penso che tutto ciò per oggi sia sufficiente. Mbi bala ala kwe! Ala lango nzoni! ( Vi saluto tutti. Dormite bene!)
Sandro

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SERATA CON IL VESCOVO

Posted by missionesafa su febbraio 16, 2007

Vescovo Rino Perin

Stiamo attendendo l’arrivo di Monsignor Rino Perin, nostro vescovo, italiano, dell’Ordine Comboniano, da 11 anni vescovo di M’Baiki. Stasera soggiornerà qui alla missione di Safa perchè vuole incontrare le due nuove comunità, la nostra e quella delle suore dell’Alliance. Anche da loro ci sono nuovi arrivi, due Piccole Sorelle del Cuore di Gesù, la cui spiritualità s’ispira a quella di Charles de Foucault. Le due nuove suore sono Centrafricane e vivranno con le due suore francesi, Therèse e Annie, alcuni anni per una possibile loro inserzione definitiva nella missione.
Questo è in fondo lo scopo della nostra missione, e di tutti gli ordini in missione, o sacerdoti Fidei Donum: aiutare le giovani Chiese a costituirsi, rafforzarsi in attesa che un clero, o religiosi e religiose locali che possano coprire le esigenze della vita pastorale nelle diocesi.
Sarà una serata fraterna in attesa, domani, di andare con il vescovo a Bokopi per l’inaugurazione ufficiale della nuova cappella. Ci alzeremo prestissimo, lo facciamo tutti i giorni, alle 5.30 del mattino, e in viaggio, attraverso la foresta, speriamo di non incontrare alberi caduti, altrimenti l’ora e mezza può trasformarsi in un lungo e difficile viaggio. Alle 8.30 messa a Bokopi, splendido villaggio sul fiume Lobaye, un tempo ricercatissimo dai turisti per la caccia alle farfalle di ogni tipo…Ora direi, molto meno presenti. Comunque il villaggio rimane tra i più belli della regione. Lì una piccolissima comunità di cristiani cattolici ( molti i Neo-Apostolici), una sessantina di fedeli in un villaggio di circa 1500 abitanti. Un tempo i cristiani cattolici erano molto di più, ma la mancanza di una presenza sacerdotale per numerosi anni ha spinto numerosissimi fedeli ad associarsi ai Neo-Apostolici, attirati anche dalla figura carismatica di un catechista che probabilmente vedeva nella nuova avventura da lui guidata qualche ritorno personale in termini economici.
Va detto però che la costruzione della piccola cappella vuole essere uno sprone ai cattolici ad impegnarsi di più nella pastorale, visto anche che diversi nostalgici vogliono ritornare.
La nuova cappella ( 15x7m) è stata costruita in due anni, vuoi a causa delle difficoltà di trasporto, sempre più difficili in stagione delle piogge, quando la strada è impraticabile e tutto deve essere trasportato in piroga, vuoi perchè abbiamo spesso interrotto i lavori perchè i fedeli non volevano partecipare con il loro sforzo alla costruzione. Condizione indispensabile, per noi tutti, è che ci sia un apporto lavorativo ai progetti per mettere fine all’assistenzialismo di cui i nostri fedeli ancora soffrono molto, e condurli ad una presa di coscienza che molte cose, spesso ritenute, impossibili, con la collaborazione di tutti sono fattibili. Non si cerca la perfezione, ma la comunione, anche se fare bene è già di per sè educativo. Fare cose semplici che possano essere sostenute nel tempo, conservate.
Di ritorno, domani, subito al lavoro per preparare la celebrazione dei battesimi a Saguila, dove 11 catecumeni domenica daranno compimento al loro cammino di preparazione.Nello stesso giorno essi riceveranno la prima comunione, e poi, se desiderano continuare per un anno, potranno prepararsi alla cresima.
La vita scorre veloce, le giornate sono sempre più brevi se si guarda quello che c’è da fare…Yéke Yéke! (piano piano).

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kukuru

Posted by missionesafa su febbraio 14, 2007

Kukuru

Kukuru, cioè il mese di agosto. E nel mese di agosto guidati dai pigmei, grandi conoscitori della foresta, molte persone vanno alla caccia. Kukuru vuol dire anche “pappagallo” perchè in questo mese se ne trovano moltissimi in “ngonda “.
Ed è proprio di lui che oggi vi vogliamo parlare e della sua sfida con Mauro nell’apprendere le lingue.
” Ciao, ciao! Juve, Juve. ah bello! mon père!! ça va? ça va pas! Guaglio!(non lo so scrivere in napoletano), miss, miss ( il nome del nostro gatto ) karako” ( arachidi…li chiama quando non ce n’ha, “oh, oh”…quando diamo da mangiare al gatto e lui invece sta a guardare, in pochi giorni Mauro si è dimostrato un formidabile insegnante di lingua…Kukuru un po’ meno…lui apprende soltanto.
Immaginate quando Mauro saprà anche il sango e un po’meglio il francese, qui non si dormirà più.
Parliamo di kukuru per capire quanto sia importante comunicare. E non è vero che i papagalli ripetono soltanto, sanno tirare fuori le parole al momento giusto. Bala mo mon père! ( buongiorno padre). Comunicare è saper stare insieme, e kukuru è silenzioso quando nessuno lo pensa, a volte arrabbiato tanto da battere forte sul suo piccolo tetto in lamiera finchè non gli si dice:” AWE ” “Basta!” ” Chiuso “. E lui risponde ancora più incavolato: ” AWE “.
Chiusa la comunicazione!

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Diario di viaggio a Safa (d.Giuseppe)

Posted by missionesafa su febbraio 11, 2007

Roma, 11 febbraio 2007

Carissimi,

di ritorno da Safà, eccomi a voi per ragguagliarvi sulla situazione della nostra missione nella Repubblica Centrafricana. Ho scelto di scrivervi a mo’ di diario; un genere da cronista che può apparire impersonale e freddo; offre però la possibilità di rendervi partecipi in maniera essenziale e dettagliata del vissuto di quelle giornate.

 

20 gennaio: sabato. L’aereo che ieri sera ha prelevato don Mauro e il sottoscritto da Parigi, dopo sei ore e mezza di volo, atterra a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Dopo le consuete pratiche di controllo, ci ritroviamo schierati, in mezzo ad una folla di gente, lungo il tapis-roulant dei bagagli. Dei quattro colli ne arrivato uno solo; gli altri arriveranno martedì. Don Sandro ci accoglie fuori dall’aeroporto e insieme facciamo un giro per la città: spese per la cucina e per la casa (c’è qualche negozio che ha un po’ di tutto) e alle 15,00 siamo nel centro della nostra missione, a Safà. Si sta bene e non fa molto caldo.

 

21 gennaio. Domenica. Il programma della giornata prevede la celebrazione dell’eucaristia nel piccolo villaggio di Paris-Kongò, che inizia oggi il suo cammino di comunità di base. Per l’occasione è stata allestita una cappella che ha molto del provvisorio.

La celebrazione, accompagnata da canti ritmati sui tamburi, si protrae per quasi due ore e vede raccolta una bella folla di circa 150 persone. In Africa il tempo ha un’altra dimensione. Terminata la messa, seguono le elezioni del responsabile della comunità, del suo sostituto, del tesoriere, del segretario e del primo consigliere. Sarà loro compito scegliere quattro consiglieri e un animatore. Il futuro della comunità è ora affidato alle loro mani. Di questo ne sono grati, consapevoli e riconoscenti.

 

22 gennaio. Lunedì. Orario ordinario della giornata. Ore 5,15 sveglia. 5,45 preghiera del mattino: lodi e messa. 6,45 colazione. Alle 7,00 una ventina di persone, uomini e donne sostano davanti alla nostra casa: parte di loro, per lo più donne coltiveranno il terreno della missione; gli altri saranno portati da don Sandro nei vari luoghi dove sono in corso opere di costruzione. Lavoreranno fino alle ore 12,00, quando noi ci ritroviamo per l’ ora media e il pranzo. La mattinata appare piuttosto lunga. Nel pomeriggio, dopo un breve riposo, seguono i vari impegni : catechesi, cura della casa, formazione permanente personale. Ore 19,00 vespri e cena; e poi sulla veranda si parla…si comunica…si fa comunione.

 

23 gennaio: martedì. Suor Teresa ci accompagna a Bangui per ritirare i nostri bagagli. Il solito giro in città per le varie compere; una breve sosta per mangiare e poi via per Safà dove arriviamo verso le ore 17,00. Un diversivo delle nostre giornate è il ritrovarci a questa ora del pomeriggio sui bordi del campo di foot-ball per veder giocare ragazzi e giovani di Bernabeng e familiarizzare con loro. Dei giocatori qualcuno ha le scarpe, i più giocano scalzi e per giunta con un pallone pesante di pallacanestro; mentre un interrogativo martella la mente: ma come fanno?

La giornata è stata molto calda.

 

24 gennaio: mercoledì. Ci svegliamo tra lampi e tuoni. E’ dal 26 novembre che non piove; ma questa volta la pioggia è fitta e abbondante. Presto ne vedremo i frutti: il fiorire profumato delle piante di caffé e l’apparire di nuvole colorate di farfalle venute dalla foresta. Trascorriamo la mattinata nel centro della diocesi, a M’Baiki, ove si tiene un corso di formazione dei responsabili delle Comunità sul tema “ La Parola di Dio”.

 

25 gennaio: giovedì. Dopo cena, sulla veranda, si guarda la luna, si parla accompagnati dal ritmo di canti e di tamburi che giunge da poco lontano. Esprimo una mia opinione sul celibato dei preti che in Africa appare piuttosto problematico a causa della cultura della gente. Perché, chiedo, non pensare per il continente nero ad un sacerdozio coniugato, sullo stile della Chiesa cattolico-ortodossa? Don Sandro afferma che anche lui nel passato ha ragionato allo stesso modo; ma ora ha cambiato idea. In un paese così povero si finirebbe con il confondere ciò che semplicemente umano e ciò che è carismatico. Molti abbraccerebbero il sacerdozio; ma probabilmente mossi più da motivazioni sociali ed economiche che dalla fede.

 

26 gennaio: venerdì. Come oggi, altre volte mi è capitato di vedere folla di persone dinanzi ad una capanna. E’ la place ti kwà: è morta una persona. Il cadavere viene seppellito quasi subito; ma è tradizione che gli abitanti del villaggio, parenti e conoscenti facciano compagnia alla famiglia del defunto per tre giorni, al fine di propiziarsi lo spirito del morto. Durante questi giorni si piange, si canta, si balla, e la famiglia in lutto provvede al vitto per tutti, a volte fino ad indebitarsi.

In Africa si muore e spesso si muore per cause banali. Pure la morte ha un volto meno triste e drammatico che da noi. L’africano non dice che una persona è morta a 50 anni, ma che ha vissuto 50 anni. Una sfumatura importante: l’accento è sulla vita.

 

27 gennaio: sabato. A metà mattinata faccio una passeggiata al centro analisi AIDS per mamme in attesa, bambini, uomini. Una lunga fila di persone attendono il loro turno: fanno analisi e ricevono medicine. Da poco lontano le grida vivaci degli scouts rompono il silenzio della foresta: preparano il terreno dove presto sorgerà il campo di basket e di pallavolo.

Nel pomeriggio, incontro comunitario sacerdoti e suore: si programmano gli impegni del mese di febbraio.

 

28 gennaio: domenica. Di buon mattino si parte per Bokopì: Dopo due anni di lavoro, si inaugura la cappella. Al termine della celebrazione ci viene offerto uno spuntino a base di manioca, pesce e banane cotte.

La nostra parrocchia che conta circa 15.000 abitanti, è così strutturata: la Chiesa madre ha sede a Bernabeng, centro della missione e dedicata al Sacro Cuore; ci sono poi le cappelle, presenti nei villaggi più grandi; infine le comunità di base, nei villaggi piccoli, non sempre provvisti di luoghi di culto. L’opera dei responsabili della comunità e dei catechisti è fondamentale per l’animazione …

 

29 gennaio: lunedì. Durante la visita al Vescovo, incontro Giuseppina, una missionaria laica che, insieme con Lucia da più di venti anni lavorano nella Chiesa di Ngotò. Parliamo di noi italiani, degli africani. Mi confida: “ Quando credo di aver conosciuto gli africani è il momento di ricominciare daccapo”. Questo mi conferma nella convinzione che non è facile entrare nella cultura di un altro popolo. Credo però di sbagliare quando mi metto dinanzi agli africani con la mentalità di europeo. Certamente non hanno le cose che noi abbiamo. Certamente il loro vocabolario conosce molto bene la parola AIDS; ma ignora i vocaboli depressione, infarto, suicidio. Ricordo bene l’ impressione che ebbi tre anni fa, quando per la prima volta giunsi in Africa. Faccio invece difficoltà ad immaginare la reazione di un africano dinanzi ai nostri palazzi, con gli appartamenti uno sopra l’altro, l’uno vicino all’altro. L’africano ha la sua capanna con il suo spiazzo…ha la sua indipendenza.

 

30 gennaio: martedì. Questa mattina dal villaggio di Saguila è giunto un folto gruppo di donne: sono venute per raccogliere ghiaia e sabbia dal torrente. Serviranno per terminare la costruzione della cappella e per iniziare i lavori della scuola.

Per la realizzazione delle opere i Padri mettono il cemento (blocchetti), il ferro, pagano gli operai; però la popolazione deve partecipare procurando sabbia e pietre e facendo gli scavi delle fondamenta.

Per don Sandro questo è un principio irrinunciabile: se la gente non partecipa, nessuna opera ha inizio; e i progetti camminano in proporzione alla loro collaborazione.

 

31 gennaio: mercoledì. Anche questa mattina, cosa che faccio abbastanza spesso, ho accompagnato don Sandro nei vari luoghi di lavoro. Ho visto così che nella costruzione della cappella di Seguila si è ormai prossimi alla copertura del tetto, mentre sono finiti gli scavi per le fondamenta della scuola. Tornando siamo passati per Moscou: la cappella è ormai terminata, mancano solo il pavimento e le rifiniture. E poi eccoci sulla strada per Poto-Potò, dove tre operai stanno ultimando i lavori di riparazione della facciata e della prima capriata della chiesa .Un violento temporale, un anno e mezzo fa, l’aveva gravemente danneggiata.

 

1 febbraio: giovedì. Al mattino faccio una breve passeggiata al campo, proprietà della parrocchia: una quindicina di mamme puliscono e preparano il terreno dove sorgeranno l’asilo e il piccolo ospedale della maternità.

A pranzo siamo dal Vescovo. A lui ribadisco il nostro proposito di aiutare la Diocesi finché saremo nella possibilità di farlo. Prima di prendere la strada del ritorno a casa, incontriamo i formatori degli insegnanti. Il tema della formazione ritorna spesso nei nostri discorsi ed è il progetto al quale si vuole dare un’attenzione del tutto particolare, convinti che, dopo il dono della fede, è il valore più grande che possiamo offrire alla gente. Per questo i progetti non prevedono solo costruzioni di cappelle, ma anche di scuole; non programmano solo la formazione dei catechisti, ma anche degli insegnanti. La formazione culturale è fondamentale anche per la catechesi.

 

2 febbraio: venerdì, festa della presentazione del Signore e giornata della vita consacrata. I religiosi e le religiose celebreranno insieme questa ricorrenza il giorno 5 nella cattedrale di M’Baiki.

Nei nostri spostamenti in macchina, per i frequenti sobbalzi sui sedili e i continui rallentamenti, non possiamo non costatare la miserevole condizione delle strade: buche, avvallamenti. Per nostra fortuna siamo nella stagione secca; ma nella stagione delle piogge il muoversi diventa un vero problema. Lo Stato è quasi del tutto assente; e il capo del villaggio non presta quasi alcuna attenzione alle strade…Gli abitanti del luogo si muovono a piedi e non hanno la macchina. Credo che non li sfiori minimamente il pensiero che la strada è sinonimo di comunicazione, di scambio, di progresso…

 

3 febbraio: sabato: Fin dalle prime ore del mattino siamo in movimento: è il giorno del mio rientro in Italia.

Nel chiudere questi miei appunti desidero esprimere un’ultima riflessione. Certamente la condizione degli abitanti della nostra missione è povera… pure non è facile praticare la carità. La tentazione di offrire loro direttamente il pesce senza sobbarcarsi la fatica di insegnare loro a pescare, è forte. Come pure ho visto che non è facile coniugare pietà e fortezza, misericordia e giustizia al fine di aiutare la gente a crescere e di costruire insieme con loro un futuro più ricco e dignitoso.

 

Tra i ricordi che ho portato con me, ci sono le immagini dei bambini, soprattutto i più piccoli: dai 4 ai 6 anni. Il più delle volte si presentano sporchi; eppure sono belli, semplici, quasi timorosi di disturbare con la loro presenza, con due occhi che splendono come perle sul loro visino nero. Mi commuovo quando li vedo, con quel senso di responsabilità più grande della loro età, portare il fratellino più piccolo per mano o a cavalcioni dietro la schiena. Mi sembra di contemplare in loro il mondo che Dio sogna.

Desidero ora ringraziare personalmente don Sandro e don Mauro per essersi prodigati a rendere piacevole il mio soggiorno a Safà. Abbiamo trascorso insieme quindici magnifiche giornate.

Per concludere, qualche notizia su don Mauro: è partito con entusiasmo e determinazione ed è pronto per iniziare, con la guida di un maestro, l’apprendimento del sango. Nell’attesa si esercita a fare l’insegnante al loquace pappagallo di casa. Avrebbe grande voglia di insegnargli una delle parole fiorite… della nostra lingua; ma è trattenuto dal timore che poi l’uccello ne faccia sfoggio con il Vescovo, che è italiano.

 

Chiudo con una lieta notizia. Nell’ultima lettera ho dimenticato di informarvi che il Consiglio, nella seduta del 15 gennaio a Gubbio, ha ammesso all’ordinazione sacerdotale i nostri due professi diaconi: Emanuele Daniel e Maurizio Pellizzari. Con tutta probabilità saranno ordinati a Treviso il 26 maggio, vigilia di Pentecoste assieme ai candidati della diocesi. A loro i nostri più affettuosi auguri, e a tutti il mio caloroso abbraccio.

Don Giuseppe

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…per iniziare (d.Mauro)

Posted by missionesafa su gennaio 28, 2007

Ciao carissimi,
provo anch’io a cimentarmi con il sito della missione per mandare, prima di tutto, un saluto “à tout le monde”…e iniziare con voi un “ponte” che ci tenga uniti, nonostante le distanze.
Un po’ alla volta mi sto ambientando ai ritmi e…al caldo che in questi giorni già comincia a farsi sentire. Certo è che la cosa più importante per me ora sarà quella di imparare il prima possibile la lingua “sango”, la quale mi permetterà di comunicare con la gente, cioè di “entrare” nel loro mondo, nella loro cultura, nella loro testa e, spero, nel loro cuore…
Sono contento e sereno di essere qui, e questo grazie anche alla presenza di d. Sandro: la sua esperienza e l’energia che ha, mi sarà di grande aiuto e sostegno.
Sto iniziando a conoscere, poco alla volta, la parrocchia, girando nei vari villaggi: oggi siamo stati a celebrare la messa nella nuova cappella di Bokopi, dove per arrivarci bisogna affrontare un bel viaggio, prima in macchina, con un tratto di strada che passa in mezzo alla foresta, poi in piroga attraversardo il fiume “Lobaye”: dalle 7,00 che siamo partiti siamo rientrati alle 2 del pomeriggio!!

la cappella di bokopi

(la cappella di Bokopi)

missionari alla cappella di bokopi
(la messa dei missionari nella nuova cappella di Bokopi)

Nei villaggi colpisce la “festa” che ti fanno i bambini, avvicinandosi per stringerti la mano…nei loro occhi pieni di vita e nel loro sorriso donato con spontaneità si può trovare quella “bellezza” e quella profondità per affrontare le diverse sfide (spesso non facili) che la missione presenta.
Inizia per me un tempo per ascoltare, osservare, apprendere, meditare nel cuore… le persone e le situazioni che mi circondano…
Penso che come inizio possa bastare…
Vi abbraccio tutti!

Mauro

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