missione safa

Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Centrafrica: una crisi ancora aperta di Giulio Albanese

Posted by missionesafa su febbraio 28, 2013

In questi ultimi mesi, ho seguito con grande preoccupazione, quanto sta avvenendo nella Repubblica Centrafricana. La ragione per cui ho taciuto su questo Blog, lo ammetto, è stata determinata da un forte senso di frustrazione, derivante dalle ragioni che hanno generato l’ennesima crisi armata in questo Paese dell’Africa Centrale. Dietro le quinte, infatti, si celano interessi geostrategici che vanno ben al di là delle divergenze politico-istituzionali tra i ribelli della coalizione Séléka e il governo del presidente François Bozizé. Le ricchezze del sottosuolo (petrolio a Birao e uranio a Bakouma) costituiscono un fattore di grande instabilità per la sicurezza nazionale. In particolare, le aperture ai cinesi, a livello di cooperazione economica, da parte del governo di Bangui, non sono piaciute a Parigi che pare abbia definitivamente scaricato Bozizé , appoggiando, informalmente, la rivolta. A riprova che gli interessi commerciali sono tali da condizionare il destino di un Paese che, alla prova dei fatti, è tra i più poveri del continente. Ma proviamo ad andare indietro con la moviola della storia. Il 10 dicembre scorso, i ribelli hanno iniziato una veloce avanzata verso Bangui, con l’intento di conquistare il potere. Nata lo scorso agosto dall’alleanza tra Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e la Convenzione dei patrioti della salvezza e del Kodro (Cpsk), la coalizione Séléka ha raccolto anche l’adesione dell’Unione delle forze democratiche per il raggruppamento (Ufdr). Secondo le dichiarazioni ufficiali, i ribelli avrebbero lanciato la loro offensiva, accusando il governo di Bangui per il mancato rispetto degli accordi di pace siglati nel 2007, che prevedevano un programma di smobilitazione, disarmo e reinserimento degli ex ribelli del nord. In pochi giorni, Séléka ha occupato il centro minerario di Bria e le città di Batangafo, Kabo, Ippy, Kaga Bandoro, Bambari e Sibut, fino ad arrivare a circa un centinaio di chilometri dalla capitale centrafricana. L’iniziativa diplomatica intrapresa a livello ragionale ha portato all’accordo di Libreville, in Gabon, l’11 gennaio scorso, per porre fine alla crisi che in poche settimane aveva gettato nel caos la Repubblica Centrafricana. Si tratta di un’intesa che prevede un “cessate-il-fuoco” immediato, la conferma in carica del presidente Bozizé e la formazione di un governo di unità nazionale. Dovranno, inoltre, tenersi nuove elezioni legislative, al termine di un periodo di transizione che durerà 12 mesi, durante il quale sarà nominato un primo ministro espressione dei partiti di opposizione. L’accordo di Libreville prevede anche il ritiro di tutte le forze militari straniere presenti nel Paese, ad eccezione delle forze africane di interposizione. Bozizé, giunto al potere nel 2003, grazie ad un golpe sostenuto anche dall’esercito del vicino Ciad, rimarrà in carica fino alla scadenza naturale del suo mandato, nel 2016, ma non potrà revocare il primo ministro durante tutto il periodo di transizione. Il premier e gli altri membri del governo di unità nazionale non potranno, comunque, essere candidati alle prossime elezioni presidenziali. In cambio, la coalizione ribelle Séléka, dopo aver ottenuto la liberazione delle persone arrestate durante il conflitto, si è impegnata a ritirare le proprie milizie dalle città occupate e abbandonare la lotta armata. Sta di fatto che, mentre scriviamo, l’avvenuta formazione del governo di unità nazionale non ha ancora rasserenato gli animi nel tormentato Paese africano. Secondo la stampa locale, i ribelli della coalizione, che hanno ottenuto nel nuovo esecutivo alcuni importanti ministeri (come quello della difesa) continuano a commettere violenze in alcune aree dell’ex colonia francese. Personalmente, sono sempre più convinto che Parigi, nonostante le dichiarazioni altisonanti di Hollande continui ad ingerire pesantemente nelle vicende africane. Una cosa è certa: il conflitto centrafricano, militarmente parlando, può essere definito “a bassa intensità” (Low Intensity Conflict). Ma proprio mentre sembrava acquisito che l’Unione africana avrebbe fatto valere il principio “soluzioni africane per le crisi africane” , l’interventismo francese – a volte palese (come nel caso della Costa d’Avorio, della Libia o del Mali), altre volte mascherato (Centrafrica docet) – dimostra che il continente è ancora fortemente condizionato dal neocolonialismo. I delicatissimi problemi di “state-building” che caratterizzano alcune aree geografiche africane, unitamente all’ossessione delle compagnie straniere in cerca di fonti energetiche, complica, in modo irreparabile, i processi interni dei singoli Paesi, in un contesto di per sé vulnerabile per le condizioni sociali estremamente precarie e l’eccezionale fragilità dei sistemi economici. Lungi da ogni disfattismo, il futuro dell’Africa mi sembra , davvero, tutto in salita.

– See more at: http://blog.vita.it/africana/2013/02/21/centrafrica-una-crisi-ancora-aperta/#sthash.5P5OkPsE.dpuf

 

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Tombola Solidale per il liceo di Safa

Posted by Laura su gennaio 28, 2013

Napoli, luglio 2012

Il 10 luglio lo spettacolo della “tombola vivente”, nato da un’idea di Tiziana Aiello, è andato in scena in una cornice speciale e con una finalità molto particolare.

Su un terrazzo di Napoli, gli spettatori hanno assistito e partecipato allo spettacolo il cui ricavato è stato devoluto alla Missione dei Canonici Regolari Lateranensi a Safa (in Centrafrica). Di amici Don Sandro ne ha ancora tanti a Napoli, sebbene siano passati oltre 15 anni dalla sua partenza per la prima missione. Un gruppo di sostegno missionario, il Gruppo Andare Oltre, lo ha sempre accompagnato da lontano e tanti amici gli scrivono e a volte lo vanno a trovare, prima in Africa, poi in CentroAmerica, ora di nuovo in Africa. Da questi amici è nata per gioco l’idea di vedersi e, divertendosi con la tradizione napoletana, raccogliere fondi per sostenere il liceo di Safa (l’acquisto dei libri).

I “nostri” bambini africani sono cresciuti, dal 2005, anno di inizio della missione, ci dicono: e così dopo avere aiutato i loro genitori a costruire (così è stato scelto da parte dei missionari) l’asilo e la scuola la primaria, ora è il momento di pensare alla scuola media.
La serata è stata molto suggestiva. L’Africa, proiettata sullo schermo nelle immagini di Safa, è stata per tutto il tempo al centro tra gli invitati riunitisi per pensare ad un amico lontano ed aiutare il suo, il loro, progetto di solidarietà. Francesca Raucci ha regalato dei segnalibri su Safa realizzati da Piccolo Faro: quattro piccole “vallette” li hanno sistemati in un cestino e offerti agli ospiti, che le hanno generosamente ricompensati con altre monetine.

Dopo un piccolo rinfresco, è iniziato lo spettacolo: tutti segnavano sulle tradizionali cartelle i numeri che venivano estratti da un “panaro” gigante. Ma non solo. Gli invitati venivano chiamati a partecipare in prima persona allo spettacolo, impersonando i numeri della tradizionale tombola napoletana, interpretati secondo la Smorfia, scelti dagli attori, Pulcinella e Bella Mbriana, cantando con un musicista della posteggia.
Chi non è potuto venire ha partecipato da lontano, tramite la “riffa per Safa”: il vincitore, come quello della Tombola Vivente, ha ricevuto un oggetto di artigianato napoletano di Eughea.
Gli invitati hanno anche ascoltato attraverso gli altoparlanti la voce di Don Sandro, che ha telefonato dall’Africa per essere virtualmente con loro.
Sullo schermo scorrono le immagini del Liceo di Safa

Il terrazzo inferiore di Villa Volpicelli a Posillipo (Napoli): sullo schermo scorrono le immagini del Liceo di Safa

Inizia lo spettacolo!

Inizia lo spettacolo!

i segnalibri per Safa e i numeri della tombola

i segnalibri per Safa e i numeri della tombola

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...e per finire, tutti a ballare sul tabellone!

…e per finire, tutti a ballare sul tabellone!

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UN LICEO A SAFA

Posted by missionesafa su marzo 21, 2012

E’ già realtà! Dal 19 settembre 2011 a Safa c’è un liceo.

Come d’abitudine abbiamo cominciato con una sola classe e di anno in anno cresceremo fino al ciclo completo di quattro anni. In verità il liceo comprende sei anni ma per ora miriamo a costituire quello che esattamente si chiama un “collège”.  La Repubblica Centrafricana utilizza ancora il sistema didattico francese:  3 anni scuola materna, 6 anni di scuola primaria, 6 anni di liceo diviso in 4anni di collège, obbligatorio, e i due ani terminali dove lo studente sceglie un indirizzo specifico (scientifico, classico…). Per ora noi ci impegneremo ad offrire un collège.

Vi dicevo che è già cominciato nel settembre scorso. Iscritti 27 alunni provenienti dalle nostre scuole primarie ma anche da alcune scuole pubbliche.

La classe di "sixième" durante la lezione di religione condotta da don Mauro

I terreni per l'educazione fisica in preparazione: basket, pallavolo, salto in alto, salto in lungo, corsa, arrampicata con la corda

Abbiamo iniziato con la “sixième” ( un conteggio alla rovescia), e dal settembre prossimo la “cinquième”. Sei ore settimanali di francese, cinque di matematica, quattro di Inglese, 3 tre di scienze naturali e della fisica, due di storia, due di geografia,  due di educazione fisica, due di educazione sociale, due di economia familiale ( pronto intervento, prevenzione alle malattie, alimentazione, e una parte pratica di taglio e cucito), due di religione.

I corsi cominciano al mattino alle 7h30 e terminano alle 12h00. Dalle12h30 alle 15h30 studio accompagnato con la presenza di un professore. Grazie alla donazione di un amico di don Mauro ogni alunno può beneficiare di tutti i testi scolastici ( cosa rara in Centrafrica anche nei migliori licei di Bangui, la capitale). I professori sono stati preparati durante questi anni da alcune équipes venute dagli Istituti di Bangui specializzati per la formazione degli insegnanti, e sono stati scelti tra coloro che avevano frequentato anche qualche anno di univerisità. E’ una fortuna avere  lo staff insegnanti al completo, difficilmente è riscontrabile in Centrafrica. Il nostro impegno sarà quello di offrire sempre più formazione ai nostri candidati professori e magari di aumentare l’effettivo.

Come avete visto dalla foto, in quest’anno i corsi si sono svolti in una classe ricavata da un vecchio grande stanzone utilizzato in passato come scuola  di formazione per le donne. Ma abbiamo anche già dato inizio alla nuova costruzione del liceo. Costruiremo quattro nuove aule che ospiteranno i corsi e ristruttureremo la scuola di primaria di Safa dove accoglieremo la biblioteca, la direzione, la sala professori, due sale dormitorio per gli alunni che vengono da lontano, una cucina, nuovi bagni docce. Le strutture sportive sono già quasi tutte realizzate: un terreno di Basket (pallamano), un terreno di pallavolo, salto in alto, salto in lungo,pista di corsa, arrampiccata con la corda. Speriamo,per settembre 2012, di portare a compimento le quattro nuove aule e le sale dormitorio, poi via via avanzeremo. L’opera richiede un grande impegno economico, circa 100.000€. Ringraziamo fin d’ora chi già ha voluto unirsi al nostro cammino, in particolare ancora una volta l’Associazione-Onlus “Nico i frutti del chicco”, che ha già contribuito alla costruzione dell’ asilo e delle due classi di Loko. Invitiamo tutti ad unirsi a questo nuovo dono per il futuro dei nostri giovani di Safa.Tutti coloro che vorranno contribuire alla nostra opera potranno versare il denaro nel nostro conto indicando come causale: Scuole Safa.

Bonifico bancario:

IBAN

IT 57 S 02008 05109 000003671454

conto corrente n° 3671454

ABI 02008
CAB 03220

Unicredit – Agenzia 20

Via Nomentana, 38 – Roma

intestato a: Cipolloni Giuseppe

Causale: Scuole Safa

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LE NOSTRE SCUOLE.

Posted by missionesafa su marzo 11, 2012

Siamo già al quinto anno di vita dall’ apertura della nostra prima scuola primaria a Saguila nel settembre 2007.  A lei si è aggiunta nel 2008 la scuola della missione costruita dai primi missionari, poi passata allo stato, e appunto nel 2008 ripresa dalla diocesi con un atto di retrocessione. Via via si sono aggiunte le scuole primarie di Paris Congo e Loko che hanno cominciato gradualmente e l’anno prossimo avranno un ciclo completo.

La scuola di Saguila fu costruita interamente da noi così come le due classi di Loko. La scuola di Safa invece occupa un edificio diverse volte ristrutturato lasciatoci dalle suore e dai missionari spiritani.

La scuola di Saguila

Saguila: sei aule e un piccolo ufficio.

La scuola di Saguila con il suo campo di calcio e in lontananza la nuova cappella

La scuola primaria di Safa-Missione

La classe del Maestro Achille

La scuola primaria di Saguila aveva ben cominciato il suo percorso. Nel primo anno si erano iscritti 173 alunni. Ma via via le iscrizioni sono andate diminuendo. I genitori non sono molto pertecipi alla vita della scuola e reclamano il diritto di una scuola gratuita perchè durante i lavori di costruzione avevano collaborato al trasporto della sabbia, della ghiaia. Quest’anno abbiamo avuto soltanto 90 iscritti. Dovremo sensibilizzare di più le famiglie ad una maggiore  presa di coscienza e di responsabilità al sostegno economico della scuola altrimenti saremo obbligati a chiuderla e trasformare l’edificio in un altra opera. Sarà il vescovo a prendere la decisione visto che lui è il primo responsabile delle scuole cattoliche.

La scuola primaria di Paris Congo.

Gli alunni di seconda di Paris Congo mostrano i loro nuovi libri

Un'altra classe durante una lezione

Al contrario di Saguila la scuola primaria di Paris Congo cresce di anno in anno. Ora la costruzione della scuola è completata. Nel prossimo anno scolastico  le sei aule accoglieranno il ciclo completo e con la riduzione delle classi nella scuola della missione l’effetivo aumenterà sensibilmente. Riteniamo che l’anno prossimo Paris Congo potrà accogliere anche 350 alunni. I genitori di Paris Congo hanno hanno ben maturato l’importanza della scuola per i loro figli e sono più partecipi e disposti a sacrifici. Quest’anno sono iscritti 224 alunni divisi in 5 classi. Alla fine di quest’anno scolastico passeremo alle rifiniture e alla pittura degli edifici e la costruzione di un ufficio di direzione.  L’enorme spazio adiacente alla scuola ci permeterà anche di dar vita ad alcune strutture sportive.

Il vecchio edificio della missione di Loko che ospita tre classi della scuola primaria

L'edificio con nuove due classi a Loko

La scuola di Loko fu aperta nel settembre del 2009 con un afflusso di alunni sempre in crescendo. nel primo anno le tre classi occupavano le tre aule di un vecchissimo edificio costruito cinquant’anni or sono. Ma nel 2010 abbiamo costruito due nuove aule che hano potuto ospitare le ancora due classi. Ora contiamo 264 iscritti e necessiterà edificare almeno altre tre aule per sostiture l’ormai malandato edificio.

Ora stiamo terminando la costruzione del primo edificio della nuova scuola di Scad, il più grande villaggio della nostra parrocchia(9000 abitanti). Ci dispiace non potervi offrire immagini più recenti della scuola i cui lavori sono più avanzati rispetto alla foto che vedete. A settembre la nuova scuola ospiterà le prime tre classi delle primarie e subito cominceremo la costruzione del secondo edificio con altre 3 classi per completare  il ciclo.

La costruzione della nuova scuola di Scad

Come vedete gran parte del nostro lavoro è concentrato sulla scuola. Come già abbiamo diverse volte sottolineato, purtroppo, la formazione dei ragazzi edei giovani è dimenticata dalle istituzioni, e la scuola pubblica fa acqua da tutte le parti. Il livello dell’insegnamento nel paese è a dir poco disastroso e ciò ha una ricaduta negativa nei diversi ambiti della vita del popolo: morale, lavorativo, economico ed anche religioso.

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VISITIAMO L’OSPEDALE – METERNITA’: BE TI FINI

Posted by missionesafa su marzo 10, 2012

Ad un anno dalla sua inaugurazione vi diamo qualche notizia del piccolo ospedale-maternità della Safa.

A dirigerlo  Suor Therèse Grandhay, da 33 anni alla Safa, aiutata da quattro infermiere e due tecnici di laboratorio. Dopo un anno contiamo circa 200 parti. Le donne incinte possono beneficiare di ogni assistenza con una participazione di 2000CFA, cioè 3€: test, esami di laboratorio, medicine, parto,degenza e cure post – parto per sei mesi sia per la madre che per il neonato/a.  E poichè l’ospedale maternità è situato, volutamente, accanto al centro di depistaggio e cura per imalati di AIDS, attivo da 9 anni, al nascituro,alla madre, e d’obbligo anche al padre, sono offerti gratuitamente i test, e nel caso, le cure dovute. Due infermieri lavorano nel laboratorio. Sono stati formati a Bangui presso il francese “Institut Pasteur” di Bangui.  Il piccolo ospedale apre anche le sue porte, gratuitamente, a tutti bambini al di sotto dei sei anni, il periodo più critico della vita di una persona, qui, nella Repubblica Centrafricana. Inoltre gli alunni delle  scuole possono beneficiare di cure di pronto intervento. Da sei mesi ogni venerdi il medico di Mbaiki viene alla Safa dove vi passa tutta la mattinata per le visite di ammalati più gravi.

Un lavoro enorme che quotidianamente viene realizzato e richiede diversi spostamenti, ricerca di medicinali che spesso non sono disponibili ed obbliga ad altrettanti ripetuti viaggi in Capitale. Una bella realtà, questa del piccolo ospedale, apprezzato da tutti coloro che ne fanno visita.

L’ospedale-maternità della Safa ha un nome: “Be ti Fini” ( Il cuore della Vita). Ve lo mostriamo in diversi suoi dettagli:

L'ospedale in costruzione

Nel giorno dell'Inaugurazione

L'inaugurazione. da sinistra a destra:Un rappresentante delLions Club di Barr(France), il vescovo di Mbaiki,nostra diocesi, l'amabasciatore di Francia in Centrafrica, il ministro della Sanità Centrafricano ed un medico di Bangui,

L'esterno dell'ospedale-maternità

La sala di ricovero

La sala parto.

La sala di consultazione per le infermiere.

L'adiacente farmacia

Una delle toilettes

La sala di consultazione di suor Therèse

La sala d'attesa

La torre con la cisterna che fornisce l'acqua all'ospedale e all'asilo.

Primo parto: due gemelli. Nella foto Suor Therese, lamamma dei due gemelli chiamati: Therèse e Sandro.

Le quattro infermiere.

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GUARDIAMO COME CAMBIA IL NOSTRO ASILO

Posted by missionesafa su marzo 4, 2012

Sono cambiate tante cose, ma la loro gioia non cambia mai. Ora sono 115,quattro classi, studiano l’inglese, fanno teatro, e da quest’anno, anche educazione fisica con un professore venuto da Bangui.

Abbiamo preparato nuovi spazi per il gioco.

Quattro classi con quattro insegnanti, tanti alberi del “giardino dei ricordi” che crescono e rendono più bella la nostra scuola.

Un piccolo campo di calcio.

Un nuovo recinto attorno alla scuola, una seconda altalena.

Un grande amore per la danza. Ogni giorno durante le ricreazioni si formano attorno ad una insegnante dei gruppi che al suono del tam tam cominciano a danzare. Non sempre si può giocare. In certe giornate il sole picchia più del solito.

Le recite del Natale. La Natività

Dietro l’asilo  stiamo preparando i campi di basket, corsa, pallavolo, salto in lungo e salto in alto utili per il nuovo liceo in costruzione e la scuola materna. Vedete nelle foto i lavori in corso.

Al mattino giro nei villaggi più lontani dalla scuola materna per  raccogliere i piccoli alunni.

E al lavoro: leggere, scrivere,disegnare, scoprire,visite al villaggio…

Un pasto e quando la scuola finisce,ognuno ordina la propria tenuta..e a casa

Avremmo bisogno di migliorare  l’insieme delle insegnanti, renderle più dinamiche. Sono bravine, ma troppo ripetitive. Vediamo se dalla scuola di formazione che la diocesi ha cominciato in una delle sue parrocchie usciranno maestre più capaci. Certo la scuola materna è un polmone di gioia e gli alunni che la frequentano hanno in seguito meno problemi di scolarizzazione e socializzazione. E questo  è già un bel risultato. Ora ci pensiamo: per l’anno prossimo ci saranno altre novità?

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Dopo le vacanze in foresta…al mare… in montagna

Posted by missionesafa su settembre 20, 2011

Amici,bentornati dalle vacanze. Vi siete riposati e divertiti? Mentre vi ristoravate al mare e in montagna ci avete pensato? Anche Mauro sta in vacanza, e spero che si sia veramente ricaricato.
Io ho passato due bellissimi mesi in compagnia di Alessandro e Titty.

Titty mangia le makongo

Alessandro tornava dopo 6anni alla Safa,e chissà che non ci scriva le sue impressioni. Titty veniva per la quarta volta, ormai la sua seconda casa, missionaria a tutti gli effetti se non altro perchè si dedica anima e corpo alla mia salute, sfornando ogni giorno nuovi pranzetti. Siamo stati bene insieme, felici, scherzosi, forse Titty ci scuserà se a volte ha fatto da cavia (maledetto gatto che le addentava i piedi). Non abbiamo fatto grandi cose, ma tanto lavoro insieme. Li ringrazio di cuore.

Alessandro

Ma veniamo a noi….
La grande novità è Mauro Parroco. Il 5 giugno ha rivestito ufficialemente la carica, presente il vescovo.
Altra grande novità: Il College “Nicolo’”, cioè il primo ciclo di liceo è ormai alla Safa. Cominceremo con il primo anno e vi di seguito. Per ora lo si ospita in una sala rifatta a proposito, qui alla missione, ma poi da novembre partirà la nuova costruzione a Paris Congo, villaggio che si trova al centro di tutta la parrocchia. Un passo forte, coraggioso, non sappiamo ancora quale potrà essere la reazione delle famiglie e dei giovani, ma abbiamo risposto alla richiesta dei genitori, che insistentemente ce lo hanno chiesto, costretti a mandare i loro figli a M’baiki, o a Bangui. La lontananza comporta forti spese ed inoltre i licei pubblici non offrono una buona qualità di insegnamento.
Un’impresa perchè l’opera ci costerà enormemente ma crediamo nella provvidenza. Già la ONLUS “Nico: i frutti del chicco” si è impegnata a darci una mano, ecco perchè il college si chiamerà “Nicolo’”. Nicolo’ ha già fatto tante belle cose a Safa, l’asilo che ancora la Onlus sostiene attivamente, le 2 classi di Loko, 4 borse di studio. Grazie infinite alla onlus, a tutti gli amici che si sono legati ai nostri bambini e giovani. Crediamo anche nel vostro appoggio talmente importante per noi tutti in questi 7 anni.
La scuola è il nostro più grande impegno, ci siamo consacrati ad essa, non vediamo altra importante azione che dar forza alle intelligenze per poter dare dignità e capacità di progettare il futuro. I risultati sono fin d’ora buoni, numerosi giovani hanno potuto accedere a gli studi superiori, e oggi diversi mostrano che la qualità dell’insegnamento donata nelle nostre scuole è lodevole.
Nel mese di luglio e nella prima settimana di settembre gli insegnanti hanno avuto due formazioni,una specifica per coloro che insegneranno al liceo, l’altra sui nuovi programmi per le scuole primarie. Le insegnanti della scuola materna hanno seguito un corso di attività ludiche e sportive per i bambini dell’asilo..

Festa di Natale all'asilo

Abbiamo concluso la costruzione di tutte le aule della scuola primaria di Paris Congo, ora dobbiamo soltanto terminare le rifinizioni esterne e poi faremo la inaugurazione a gennaio o febbraio. La scuola di Scad va a rilento, ma non per nostra volontà: le innumerevoli piogge, le strade disastrose che bisogna percorre per andarci, la nascita del nuovo collegio, la burocrazia che ci ha attanagliato per diversi mesi, viaggio ripetuti a Bangui al Ministero per ottenere il permesso di apertura del liceo…ed anche la non partecipazione dei genitori ai lavori concordati insieme.
La stagione delle piogge è stata ed è molto aggressiva, non c’è giorno che non piova, e se non piove di giorno piove di notte.
A volte si ha la sensazione di qualche cosa di eccessivo che si è fatto, ma al contrario è constatabile che le differenti realizzazioni sono semplice conseguenza del lavoro condotto. Certo due persone sono poche, ma questo ci spinge ad accellerare la ricerca di presa di coscienza maggiore da parte dei responsabili dei villaggi, degli insegnanti.
Il 15 settembre riprendono le scuole. Ora stiamo facendo le iscrizioni,e come sempre tanti arrivano all’ultimo momento. Però quest’anno i genitori sembrano avere meno problemi di denaro grazie alla splendida raccolta delle ceniglie, larve di farfalle, che rappresentano il cibo più succulento per i Centrafricani. Luglio e agosto i villaggi sono svuotati, tutti anche i più piccini, bebè, sulle spalle delle madri, sono andati all’accampamento in foresta, 40, 50…fino a 80 km nella grande foresta. Ma quest’anno tutti vermente soddisfatti. Sono ritornati con sacchi pienissimi, e anch’io ne ho comprate tantissime per la scuola materna. In questi mesi è visibile il cambiamento fisico di tutti, bombe proteiche che sono come la manna, la benedizione di Dio.
Quest’anno la scuola si farà anche di sabato, ci nuove materie: sango, educazione civica anche per i più piccoli,musica, disegno, materie dimenticate, e noi aggiungiamo l’inglese per tutti anche per i più piccini. L’asilo”Nicolò” ha 110 inscritti, e ci siamo dovuti fermare causa spazio, ma certamente avremmo potuto arrivare a 130. Vedremo il prossimo anno come far fronte alla grande richiesta.
Nell’ultimo anno scolastico siamo stati anche un po’più severi nelle valutazioni finali, alla ricerca di una qualità maggiore della scuola, e anche un maggior impegno degli alunni e delle famiglie.
La nostra nuova maternità si avvicina già alle 100 nascite, in pochissimi mesi. Un gioiellino nella foresta che tutti, dicono, non trovare neanche nella capitale. La maternità sarà un grande aiuto per gli alunni delle nostre scuole. Infatti tutti i bambini sono curati gratuitamente, e potremo anche avere delle visite nei diversi edifici scolastici.
Rimane difficile la coscientizzazione e l’assunzione delle responsabilità adiversi livelli equesto forse è l’impegno maggiore nei prossimi tempi per non vedere sfumare tanti sforzi fatti. Sappiamo benissimo che questo è ilnostro impegno maggiore. A tutti un buon rientro, buon lavoro. Sandro

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DON MAURO PARROCO

Posted by missionesafa su luglio 18, 2011

Per chi ancora non lo sapesse dal 5 giugno Don Mauro è il nuovo parroco della Safa.  Auguriamo a Mauro un fruttuoso  lavoro al servizio della diocesi e dei fedeli di questa nostra parrocchia. Dopo sei anni, io Sandro, ho chiesto di scaricarmi di questa responsabilità davanti al moltiplicarsi degli impegni nelle differente scuole. Ma certamente c’era anche bisogno di un ricambio. Il nuovo non guasta mai.

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AUGURI A VOI TUTTI

Posted by missionesafa su aprile 26, 2011

Tra una cappella e l’altra con molta semplicità ed anche entusiasmo, abbiamo celebrato la pasqua. Comunque, senza dimenticare il mistico gregoriano del venerdi santo, la forza dell’Exultet e la pazienza, quanta!, del grano che cresce dentro per esplodere…La Pasqua mi sembra un’esplosione, del sommerso, del nascosto, come una centrale nucleare che semplicemente manda energia, ma può diventare morte, un mare che si solleva, una terra che si ribella….E’ morte o Vita? Dipende, da che parte la si vede…Io dico Vita che si ribella, che teme la morte, e non a caso scuote le coscienze. Dobbiamo compatire per capire la resurrezione, altrimenti è un altro miracolo, e non ne abbiamo più bisogno per credere. Oramai!!!  Risorgere appartiene al quotidiano, altrimenti non ha senso  più nulla….Diventerebbe un qualche cosa di fatalisco. E dai con le fate! Pur se sorprendersi, estasiarsi ha ancora un peso….ma vivere di  miracoli sminuisce la grandezza dell’Eterno, presente in ogni essere. Perciò la fede è diventata un grande amore per la natura, quella da salvare, un grande amore per il domani, quello che non abbiamo saputo costruire freneticamente coinvolti nella competizione con l’altro….Non trovare un morto nel sepolcro fa colpo, pur se dovrebbe diventare normale. La fatica è il peso esorbitante della pietra che abbiamo messo sopra. Questo è il miracolo che dobbiamo chiedere.

Troppe volte non sappiamo perdonarci, e così non avanziamo mai….troppo spesso la pietra la vogliamo togliere sa soli…Questo è lavoro dello Spirito!

Buona Pasqua.

Con la scuola di Scad che cresce.

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GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA

Posted by missionesafa su marzo 22, 2011

Colgo l’occasione, nel pubblicare questo articolo, per dirvi che questo sito accoglie anche vostri articoli, riflessioni ed esperienze di tutti coloro che sono impagnati in settori importanti della vita sociale. Ci sono soggetti sui quali è bene riflettere insieme, problematiche che interessano i nostri paesi nativi ma che sono di dominio mondiale, e per questo interessano la vita della Missione. Tra voi ci sono persone, gruppi che lavorano molto per tenere alta la ” temperatura” su problemi che facilmente la gente vuole dimenticare, o fa finta di non conoscere. Invito dunque tutti coloro che sono impegnati in esperienze forti, socialmente importanti anche per il sud del mondo,  a non esitare nel condividere e provocare tutti noi. Grazie. Sandro

La Giornata mondiale dell’acqua
 

Una ricchezza da sottrarre alle leggi del mercato

di GAETANO VALLINI         (©L’Osservatore Romano 21-22 marzo 2011)  “Facile come bere un bicchiere d’acqua” si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone – circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo – che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua.
La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo “dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”.
La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.
Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è “Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana”. Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale.
Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato “un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro”. E allo stesso tempo, si aggiunge, “è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche” e quindi “una “democratizzazione” della gestione dell’acqua”.
Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna.
Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, “un serio problema di indirizzo etico”, perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua – diritto universale e inalienabile – è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.
La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su “Acqua e sviluppo sostenibile” svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua “deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato”. Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.
Si tratta di un’attenzione peraltro quasi insita nel dna dei credenti. Il perché lo ha spiegato proprio il Papa nel citato messaggio: “Il fatto che oggigiorno si consideri l’acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare – sottolinea infatti Benedetto XVI – i significati religiosi che l’umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell’uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale”.
I credenti sono dunque chiamati a contribuire a trovare una soluzione ai problemi legati alla gestione delle risorse idriche. A partire dalle campagne di sensibilizzazione. Come “Seven weeks for water: water, conflict and just peace” avviata per la quaresima dalla Rete ecumenica per l’acqua, un’organizzazione di rappresentanza di varie comunità cristiane e di ong, coordinata dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Ma sono anche sollecitati a lavorare sul terreno. Ed è ciò che avviene in molte missioni e nei centri attivati da organizzazioni di volontariato, per affrontare emergenze concrete nelle situazioni più critiche del pianeta. In quei luoghi abbandonati – in attesa di decisioni che rendano finalmente giustizia ai poveri ed effettivo un diritto – uomini e donne, religiosi e laici, operano accanto alle popolazioni locali per costruire pozzi e piccoli acquedotti. Perché sanno che lì anche un solo, preziosissimo bicchiere d’acqua in più può fare la differenza tra la vita e la morte.

(©L’Osservatore Romano 21-22 marzo 2011)

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