missione safa

Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archive for 6 ottobre 2008

SOGNAVO…

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

di don Giuseppe Cipolloni

(da Notizie n.62)

Carissimi, correva l’anno 2004 quando, per la prima volta, il 21 marzo, misi piede in terra d’Africa.

Precedentemente ero stato in Brasile e poi nella Repubblica Domenicana. L’Africa la conoscevo dai servizi televisivi. Presto ho percepito che il Continente nero mi avrebbe fatto vivere esperienze del tutto nuove. Bastò scendere dall’aereo a Bangui e guardarmi intorno. Con fatica entrai in armonia con quell’ambiente misterioso, sorprendente e del tutto inatteso. In seguito vi son tornato altre due volte.

Ora il panorama mi è divenuto familiare. Anche la Chiesa offre un’immagine così diversa e inabituale per me. In Africa ho scoperto il catecumenato. Quando vi giunsi la prima volta era il tempo della quaresima. Ho avuto difficoltà a decifrare presenza e volto dei giovani che popolavano la chiesa nelle prime ore del mattino. Con stupore poi compresi che erano i catecumeni che si preparavano a celebrare il battesimo nella veglia di Pasqua… così come avveniva nei primi secoli della Chiesa.

In Africa ho compreso meglio vocazione e ruolo del laicato. Nel diario del 21 gennaio 2007, parlando della nascita della comunità di base a Paris- Kongò scrivevo: “Terminata la messa, seguono le elezioni del responsabile della comunità, del suo sostituto, del tesoriere, del segretario e del primo consigliere… Il futuro della comunità è ora nelle loro mani”. La loro animazione diventa ministerialità e festa soprattutto nel giorno del Signore. La nostra parrocchia di Safa è composta di nove villaggi. Il sacerdote, la domenica, celebra a turno l’unica Eucaristia in uno dei villaggi. Tra i fedeli c’è che sceglie di percorrere chilometri a piedi per parteciparvi. In tutti i villaggi però, grazie ai responsabili della comunità, i cristiani si radunano. Il catechista, ministero tipico della Chiesa africana, guida la preghiera, la liturgia della Parola e la catechesi. Se penso al parroco del mio paese che la domenica corre da un borgo all’altro per celebrare l’Eucaristia, ammiro la sapienza pastorale della cristianità africana.

L’Africa, un mondo diverso!

Una Chiesa dal volto diverso…

L’Africa è un sogno che cammina già.

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LA PARROCCHIA SI APRE AL TEATRO

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

“Ercole e le stalle di Augia; la parrocchia si apre al teatro”

di Eugenio Murrali

(da Notizie n.62)

Giusto poche righe, davvero troppo poche, per raccontare un’esperienza intensa come uno spettacolo teatrale. Inizialmente c’erano solo un gruppetto di ragazzi e un gran desiderio di teatro, poi sono arrivate la risoluzione necessaria alla concretezza e la volontà di dare un senso e un valore aggiunto al piacere di lavorare insieme per un’urgenza artistica condivisa, perché il teatro, si sa, è un po’ una malattia.

Quando a maggio 2007 ci siamo visti per una rimpatriata organizzativa le idee erano vaghe, gli entusiasmi vari, non c’era una sala prove, non c’era un teatro, non c’era neanche un testo da mettere in scena.

A ottobre ho pensato che con un piccolo biglietto lo spettacolo sarebbe potuto diventare anche una positiva occasione di altruismo, mi sono rivolto allora a don Carlo, il Parroco di San Giuseppe al Nomentano, l’intesa è stata immediata e l’apertura generosa. Don Carlo ci ha messo a disposizione una sala per le prove e ha previsto, almeno in principio, come anch’io, in un partecipato eccesso di ottimismo, la possibilità di usufruire del Teatro Arcobaleno per due o tre serate. Con don Carlo ci siamo trovati immediatamente d’accordo anche sulla destinazione della somma eventualmente raccolta, così mi sono visto accontentato in un altro desiderio, quello di inviare il ricavato a don Mauro Milani, per la Missione di Safà. Alla fine è successo che i gestori del Teatro Arcobaleno hanno chiesto 400 euro di rimborso spese al giorno, ma per fortuna il Teatro Due ha accolto gratuitamente a fine maggio il nostro Ercole e le stalle di Augia (radiodramma di F. Dürrenmatt), così che abbiamo potuto inviare, tolte le spese ENPALS e SIAE, 1510,85 euro a Safà, di cui 285 euro provenienti dalla vendita e dalle offerte in Parrocchia. Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa piccola impresa, in particolare un grazie a don Carlo e a tutta la Parrocchia di San Giuseppe al Nomentano.

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UN NUOVO ATTEGGIAMENTO

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

di Clovis Djomassé* (trad. dal francese di don Mauro Milani)

(in “Notizie” n.62)

Ho conosciuto parecchi missionari che hanno realizzato tante attività, ma i Canonici mi hanno aiutato molto a riflettere.

Quando ho scoperto i Canonici per il loro modo di agire nella semplicità, ho percepito in loro delle persone diverse da tutte quelle che avevo conosciuto. Difficile da spiegare; vedendo delle persone che hanno preoccupazione del nostro futuro, io mi sono detto: “Ecco il genere di guide che avrei voluto prima per me e la mia famiglia”. Insieme con mia moglie ho preso il tempo per riflettere sul nostro passato che ci sembrava negativo in questi dieci anni in cui abbiamo vissuto insieme; allora abbiamo preso la decisione di sposarci. Noi viviamo insieme con i nostri quattro figli con lo scopo di garantire il loro avvenire. Abbiamo un ringraziamento “grandioso” per tutte le famiglie e le comunità che stanno sostenendo la missione dei Canonici nella nostra parrocchia della Safa per i vari progetti, dalla scuola materna e le scuole primarie (= elementari) per offrire ai nostri figli un’adeguata istruzione e una buona educazione, alla realizzazione delle cappelle per “generare” la fede in Gesù.

Noi ci sentiamo molto più liberi rispetto a prima, nella nostra vita di coppia, con i nostri figli, dopo la festa del nostro matrimonio. I Canonici con la loro presenza ci hanno aiutato molto a crescere e a guardare meglio al futuro dei nostri figli, a scoprire ugualmente il Signore nella nostra vita.

Noi abbiamo ricevuto i Canonici come un dono dello Spirito Santo nella nostra famiglia.

* Clovis Djomassé è operaio presso la missione Safa

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GRUPPO MISSIONARIO ANDARE OLTRE

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

di Isa Rossano

(in “Notizie” n.62)

Il gruppo missionario Andare Oltre opera nella comunità di Piedigrotta (Napoli) dal 1996. Nato intorno all’attività di don Sandro Canton, in questi ultimi tempi si è molto sviluppato e segue con interesse e partecipazione la sua opera in Centrafrica, validamente sostenuta da don Mauro, il confratello che lo ha raggiunto da circa due anni.

Il nostro nome ha un duplice significato: andare oltre la logica del profitto e andare oltre i confini dell’Occidente, aprendoci al Terzo Mondo. Con questo intendiamo andare oltre le nostre chiusure individualistiche, prendendo coscienza della solidarietà che ci lega non solo ai paesi oltre l’oceano, ma anche a quanti, nella nostra terra sono emarginati da questa stessa logica.

Sensibilizzarci alle problematiche del Terzo Mondo significa per noi sensibilizzarci – ad ogni livello – ai valori del collettivo, del pubblico, del sociale, che oggi vengono così spesso oscurati. La nostra attenzione, perciò, non è rivolta solo ai problemi del Terzo Mondo, ma anche a quelli a noi vicini, in questa nostra Napoli, così martoriata.

Perchè il nostro aiuto e quello di tutta la comunità nasca da un superamento del semplice concetto di “elemosina” – volto soprattutto a liberare le nostre coscienze dal negativo di un benessere che avvertiamo ingiusto – tendiamo a maturare una sensibilità concreta, sempre più capace di dire a noi e agli altri che Dio ci ama e ci chiama alla fratellanza. Perciò cerchiamo di collaborare con le altre attività parrocchiali, sia caritative che formative e di preghiera. Noi vorremmo che la nostra esigenza di vivere con una sobrietà sempre più vera si traduca da un lato in un aiuto alla Missione, che permetta agli Africani di crescere nella dignità, e dall’altro in una nostra crescita personale. Perciò le nostre riunioni iniziano sempre con una breve meditazione di don Giovanni Sansone, volte a farci cogliere nella Scrittura il fondamento del nostro operare concreto.

Le nostre iniziative di aiuto ai Missionari vogliono essere sia segno di condivisione con loro che testimonianza della volontà di opporci al consumismo. Proponiamo, ad esempio, che le bomboniere in occasione di matrimoni, battesimi, cresime, prime comunioni, vengano convertiti in offerte alla Missione e siano sostituite magari da sacchetti di stoffa, contenenti i confetti. Un piccolo biglietto, che li accompagna, o un segnalibro sono il segno di questo gesto alternativo.

Con lo stesso intento abbiamo stampato biglietti augurali e libretti per le Messe dei matrimoni e dei trigesimi, abbiamo confezionato delle borse per la spesa pieghevoli, sostitutive delle comuni buste di plastica e rispettose dell’ambiente, abbiamo fatto delle manifestazioni musicali e canore, con l’appoggio del gruppo musicale della Parrocchia. Lo scopo di queste raccolte di fondi è stato soprattutto il finanziamento della costruzione di una scuola all’interno della Missione, nel centro di Paris Congo, perchè riteniamo che l’istruzione sia fondamentale per la crescita umana e spirituale di ciascuno.

Ma molto altro sarà necessario. Innanzitutto la formazione dei maestri, che insegneranno la lingua ufficiale del paese, il francese. Il dialetto parlato è il sango, ma per l’alfabetizzazione è necessaria una lingua più diffusa, con una tradizione scritta ben consolidata. Poi tutto il materiale scolastico, banchi, sedie, quaderni, matite… ma soprattutto libri in francese, per la formazione, appunto, degli insegnanti. Costruire una nuova scuola accanto alla Missione è indispensabile, perché quella più vicina è satura di alunni provenienti dai villaggi limitrofi e purtroppo molti non trovano accoglienza.

Le attività di “Andare Oltre” non si limitano all’impegno missionario, ma sono volte a coinvolgere tutta la Parrocchia anche nei confronti dei maggiori problemi dell’Italia e in particolare di Napoli. Lo scorso anno abbiamo partecipato alle molteplici iniziative, finalizzate alla richiesta di una legge, che proibisse la privatizzazione dell’acqua. Quest’anno ci stiamo impegnando a fondo sul problema dei rifiuti, cercando di essere presenti ai diversi incontri in ambito cittadino: si tratta di un compito che supera immensamente le nostre possibilità, ma siamo coscienti della insostituibile importanza che nella soluzione di tutti i problemi hanno sia la partecipazione che la sensibilizzazione.

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IN MISSIONE… LA TESTIMONIANZA DELLA COMUNIONE

Posted by missionesafa su ottobre 6, 2008

di don Sandro Canton

(in “Notizie” n.62)

Amici e confratelli, permettetemi in questo articolo di dimenticare un po’ le cose che succedono a Safa, i progetti realizzati e in realizzazione, ed invece chiederci, dopo quattro anni di presenza in terra Centrafricana, che cosa abbia rappresentato per tutti noi questa scelta.

Sappiamo che non è stato facile per la Provincia Italiana dei Canonici Regolari Lateranensi operare tale scelta considerato l’esiguo e discendente numero di sacerdoti che compongono le nostre comunità e le esigenze pastorali nelle parrocchie che da lunghissimo tempo serviamo.

Credo non sia stato facile e non lo sia tuttora per alcuni confratelli ed amici accettare un impegno in terra africana quando, quasi annualmente, constatiamo l’indebolimento della nostra famiglia religiosa e l’assenza quasi totale di vocazioni.

I Canonici non nascono come ordine missionario, come moltissimi altri ordini, ma sono nella Chiesa, che per sua natura è missionaria, inviata. E nella Chiesa i carismi sono offerti dallo Spirito per il bene di tutto il Corpo. E le parti del Corpo, le più deboli, sono quelle che più necessitano di attenzione e cure. Oggi posso confermare che le giovani Chiese Africane hanno ancora bisogno di un sostegno, di una testimonianza, di un aiuto nella loro crescita: la testimonianza della comunione.

Questa è la ragione della nostra presenza ovunque. Questo è ciò che ci rende missionari. Questo ci è chiesto anche dalla Chiesa e dal popolo Centrafricano da anni ferito da lotte interne, da divisioni tribali, da ingiustizie ricorrenti che spesso segnano profondamente anche il cammino delle comunità cristiane, i loro pastori.

La testimonianza dell’unità è quanto ci viene richiesto nel nostro uscire.

Ed è tutta la Chiesa che ne farà tesoro, come farà tesoro di tutte le altre e differenti presenze e testimonianze. La Chiesa della Repubblica Centrafricana ha poco più di cento anni di vita. È cresciuta e cresce tra mille difficoltà, prima fra tutte un clero ancora non ben formato, non ancora libero da tanti vincoli tradizionali e preoccupazioni materiali, debole nella testimonianza della comunione, e per questi motivi, spesso lontano dalla gente.

La nuova diocesi di Mbaiki (15 anni di vita) sente fortemente la necessità di una testimonianza di vita comunitaria. Oggi il nostro servizio e la nostra presenza è quanto mai utile per sostenere lo sforzo del vescovo a costruire una “Chiesa famiglia”. La testimonianza della comunione poi non può rimanere indifferente allo stato di miseria nel quale versa tutta la nazione. La gente è lì, concreta, con tutto il grave fardello di ingiustizie, oppressioni, sfruttamento che grava quotidianamente sulle sue spalle. Comunione con gli ultimi, quelli più lontani, e che non arriviamo mai a pensare quanto siano realmente poveri, perchè la loro miseria oltrepassa ogni nostra immaginazione.

Non ci può essere testimonianza di vera comunione nella Chiesa senza una scelta privilegiata dei più poveri. Non si può metter fuori di casa il figlio che da problemi per salvaguardare la tranquillità e l’unità della famiglia. E vi posso dire che non c’è realmente paragone tra un povero della nostra Italia e i poveri in terra Centrafricana…

La cosa che più mi colpisce ancora è che la ‘nostra gente’ ha smesso di sognare, progettare. E senza un sogno è difficile uscire dalla miseria. Quale futuro per un giovane che non progetta? Le nostre comunità parrocchiali e tantissimi amici si sono avvicinati a questa povertà e si sono fatti uno. Ho conosciuto tante persone che hanno realmente cambiato stili di vita per arrivare ad identificarsi con i nostri amici di Safa. Si è risvegliato nelle nostre comunità una gioia di servire. Impossibilitati ad una missione concreta in terra africana, molti tra voi, però, sono diventati uno con noi, con i nostri problemi, condividendo le nostre attese. E non è poco.

Abbiamo realizzato tante cose in questi quattro anni. Ma credo che la cosa più bella che abbiamo potuto concretizzare è la nostra apertura ai più poveri, conoscerli, capire le cause della loro sofferenza, e spesso esse stanno proprio in casa nostra.

E poi ci siamo noi, Sandro, Mauro, e prima Alessandro. Quotidianamente impegnati in una trasformazione personale per poter diventare veramente Uno con i fratelli. La conversione non è facile, e fa soffrire.

Ricordatevi di noi!

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