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Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Alfabetizzazione: scrive l’insegnante Simplice Mboutolo

Posted by missionesafa su maggio 10, 2007

Riceviamo da Safa e ben lieti pubblichiamo, per il progetto “alfabetizzazione”, un testo di Simplice Mboutolo, maestro di sango: l’articolo è scritto in francese e sotto potrete trovare la traduzione (speriamo fedele):

Alleghiamo inoltre due foto del maestro Simplice, da solo e mentre insegna il Sango a Don Mauro.
a la merci de la nature 1/2 a la merci de la nature 2/2

Il maestro Simplice Mauro ed il maestro Simplice

 

Alla mercè della natura di Simplice Mboutolo

Improvvisamente, senza opporre alcuna resistenza, fui spinto nella natura di cui non si conoscevano i pilastri. Cosa strana essa mi piace, a modo suo. Cosa mai vista prima, un fuoco ha preso l’angolo del villaggio della Safa. Villaggio che anni e anni fa, incorniciato nel fogliame, si sarebbe detto un nido di uccello. Il sole sorge, per avere la schiena curvata, per inspirare il profumo del diamante nero senza guadagno che Dio aveva lasciato loro senza accordi.

“Sono fiero, ho fiducia nella mia terra umida che fa crescere tutti i semi senza discriminazione. Sono fiero del sangue nero che scorre nelle mie vene” esclamava il vecchio Itapo nel suo mantello di mille colori picchiettato di pezzi di erbe bruciate.

Stanco, con la schiena irrigidita, quest’ultimo si mosse lentamente per mettersi diritto. Egli rinvia tutto a domani e a dopodomani. Ripetè gli stessi gesti ma niente sostiene i suoi sforzi. Egli è spinto dal detto: “tutto si trova nella terra”. Questa credenza superstiziosa è divenuta celebre tanto che un famoso coltivatore la usò per catechizzare i suoi figli. Essa metteva in epigrafe l’idea secondo la quale la terra è la sola eredità. Sentendosi vicino alla morte, egli fece venire i suoi figli e parlò loro di questa testimonianza. Egli disse loro: “guardatevi bene dal vendere l’eredità che ci hanno lasciato i nostri genitori, un tesoro è nascosto al suo interno”. “Non conosco il luogo”, rispose uno dei figli. E il padre lo incitava a questo proposito: “un po’ di coraggio! se ne verrete a capo, lo troverete. Prendete la vostra zappa non appena sarà agosto. Zappate, scavate, vangate. Non lasciate nessun posto in cui la mano non sia passata e ripassata”. Morto il padre, i figli ritornarono al campo. Di qua, di là, dappertutto, tanto che alla fine dell’anno essi ne ricavarono dei soldi. Il padre era stato saggio a mostrar loro, prima di morire, che il lavoro è un tesoro.

Questo racconto ha avuto un ruolo non trascurabile nella società nera. Forse la terra è l’unico mezzo che permette all’uomo di migliorare le sue condizioni di vita.

Di ritorno dal campo, distrutti dalla stanchezza e dalla fame, gli uomini si accontentano di risolvere tutti i problemi nel bere. Ma quali sono le soluzioni ai loro problemi? Soltanto grida di lacrime: “Soffro, morirò!”; soltanto problemi su problemi. “Quando verrà la nostra salvezza?” si leggeva sul loro cartello. I nostri antenati hanno beneficiato dell’elmo d’oro ma per noi è il contrario. Oggi il detto “tale padre tale figlio” ci passa accanto.

La terra ha bisogno di conoscenza per essere viva. Penso, dunque sono!

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