missione safa

Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archive for febbraio 2007

Il tempo vola

Posted by missionesafa su febbraio 25, 2007

Ieri sera sulla veranda, pigliando un po’ di fresco in queste serate afose, minacciava infatti un temporale (fantasma), io e Mauro ci dicevamo proprio questo: le giornate sono velocissime, e il tempo sembra non bastare per tutto. Ma l’Africa forse vuole proprio abituarci all’essenzialità e alla provvidenza.
E’ più di una settimana che non vi scriviamo, e tante sono le novità, le cose belle ed anche tristi che ci scorrono davanti agli occhi. E’ un tempo questo dove sembra che morire sia più facile…bambini, casi di meningite, diversi adulti ammalati di AIDS, malattie tra le più comuni: malnutrizione, diarree, allergie alle polveri che nella stagione secca si moltiplicano…gli ospedali e i centri di salute sono piuttosto frequentati…Si è vista qualche goccia la settimana scorsa, ma nessuno ancora azzarda a preparare a fondo il proprio campo…Marzo è considerato un mese ancora della stagione secca. Le sudate notturne rendono difficile il sonno, ma constatiamo anche che via via ci si abitua. Certo se si dormisse un po’ meglio si potrebbe anche dare di più. Anche conoscere i propri limiti è disciplina alla scuola dell’Africa. E malgrado ciò non ci si risparmia, non si può, dobbiamo andare avanti.

inaugurazione ufficiale cappella Bokopi
Sabato 17 febbraio grande, ufficiale, inaugurazione della nuova cappella di Bokopi con la presenza del vescovo Mons Rino Perin. E’ stata una bella festa, gioiosa, ed anche il vescovo era piuttosto in forma e raggiante. La messa è durata 3 ore circa, zuppi di sudore, ma anche felici di veder realizzata questa piccola chiesa che aiuterà a far Chiesa. Dopo la celebrazione grande pranzo (tutto con le mani, i cucchiai e le forchette dateci dal Signore…i denti sono i coltelli…vedeste i loro!!) a base di pesce (capitaine) pescato nel vicinissimo fiume della Lobaye, veramente buono,”viande boucané”, carne di selvaggina, affumicata, e la solita manioca che riempe ben bene lo stomaco. Eravamo partiti la mattina alle 7.00 e siamo rientrati, alle 15.30. Andare a Bokopi è sempre una grande fatica perchè si guida in piena foresta, ora manca qualche ponte ed allora bisogna allungare il percorso. Ma le foto vi diranno che ne è valsa la pena.
Domenica 18 celebrazione dei battesimi a Saguila ( 11 nuovi cristiani), anche qui 2 ore e mezza di celebrazione. Mauro ha fatto i suoi primi battesimi in terra Centrafricana…

a Saguila

La comunità esplodeva di gioia, ma il massimo si è raggiunto dopo l’ Eucaristia, quando tutti insieme siamo andati a posare la prima pietra della nuova scuola.

posa prima pietra scuola Saguila

Tutti ne erano entusiasti, e i giorni seguenti tutti all’opera. Le donne portano le pietre, gli uomini scavano le fondazioni del secondo edificio, i bambini portano l’acqua…

le fondamenta della scuola a Saguila

…si sta bene a Saguila, la popolazione ha capito quanto sia importante la scuola e non cessa di dimostrarlo. Martedi 20 erano più di 50 uomini a sollevare gli architravi della cappella di Saguila.

installazione architravi cappella Saguila

Ma in una giornata li abbiamo installati tutti. In questa settimana metteremo il tetto e poi si comincia l’intonaco. La sera grandissima festa con le suore per il carnevale, ma in verità l’attenzione era tutta su Mauro che il mercoledì seguente avrebbe compiuto i suoi 39 anni, primo compleanno in terra africana. Non potendo il giorno seguente preparare degnamente questa festa perchè saremmo andati a celebrare il mercoledì delle ceneri a Scad, abbiamo unito le due feste. E si è pure mascherato, il “tipo”.

Mauro mascehrato

In questa settimana ci sono stati anche gli esami per gli alunni adulti dell’alfabetizzazione, con un’equipe esaminatrice che è venuta da Bangui. Siamo felici di constatare che ben 40 adulti sanno ben leggere e scrivere, e domani cominceranno il secondo anno per imparare a leggere e scrivere in francese. Nella prima settimana di Marzo altri invece inizieranno il primo corso, e quest’anno passeremo da quattro centri d’insegnamento in 3 villaggi, a 6 centri in 5 villaggi: Saguila, Loko, Bernabeng, PotoPoto, Mouscou. Ma in verità siamo ancor più concentrati sulla formazione dei tredici insegnanti, sei dei quali ad Ottobre dovrebbero prendere servizio nella nuova scuola di Saguila.
Tema della prima formazione:” Le potenzialità del ragazzo/ bambino e il suo rapporto con il mondo degli adulti”. Un tema di grande importanza in un ambiente come il nostro dove il bambino ha poche attenzioni e spesso è anche sfruttato, malcurato, un po’ ai margini della famiglia e della vita comunitaria in generale. Parliamo dei bambini al di sopra dei tre/quattro anni.
Sabato 24 febbraio prima formazione per tutti i catechisti, anziani e nuovi ( 20 quest’ultimi) E’ venuto un diacono, “Eloge”, prossimo prete a giugno nella nostra diocesi di Mbaiki. Il tema: ” La Bibbia e la sua importanza per la vita cristiana”. Seguirà una formazione di suor Annie sulla Bibbia come Rivelazione di Dio, e la sua struttura. Poi, verso la fine di Marzo comincerò io con una formazione sul Genesi e l’Esodo. Per tutto l’anno saremo impegnati ad approffondire il testo sacro.
Ed oggi, domenica 25 febbraio, prima messa in sango di Mauro alla Scad, e da quanto riferitoci sembra che la sia cavata piuttosto bene. Ha cominciato ad apprendere il sango in questa settimana, per ora aborda la lettura e poi entrerà nei meandri di questo idioma. Tutto qui sembra difficile, ma poi a poco a poco si entra dentro, e ci si sa anche accontentare. Suo maestro è un insegnante dell’alfabetizzazione, che in cambio gli ha chiesto di avere delle lezioni di latino. Povero Mauro! Se lo ricorderà ancora? Ma poi a cosa serve il latino all’insegnante “Semplice”? E forse mi sono anche dimenticato di altre cose. Ma penso che tutto ciò per oggi sia sufficiente. Mbi bala ala kwe! Ala lango nzoni! ( Vi saluto tutti. Dormite bene!)
Sandro

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SERATA CON IL VESCOVO

Posted by missionesafa su febbraio 16, 2007

Vescovo Rino Perin

Stiamo attendendo l’arrivo di Monsignor Rino Perin, nostro vescovo, italiano, dell’Ordine Comboniano, da 11 anni vescovo di M’Baiki. Stasera soggiornerà qui alla missione di Safa perchè vuole incontrare le due nuove comunità, la nostra e quella delle suore dell’Alliance. Anche da loro ci sono nuovi arrivi, due Piccole Sorelle del Cuore di Gesù, la cui spiritualità s’ispira a quella di Charles de Foucault. Le due nuove suore sono Centrafricane e vivranno con le due suore francesi, Therèse e Annie, alcuni anni per una possibile loro inserzione definitiva nella missione.
Questo è in fondo lo scopo della nostra missione, e di tutti gli ordini in missione, o sacerdoti Fidei Donum: aiutare le giovani Chiese a costituirsi, rafforzarsi in attesa che un clero, o religiosi e religiose locali che possano coprire le esigenze della vita pastorale nelle diocesi.
Sarà una serata fraterna in attesa, domani, di andare con il vescovo a Bokopi per l’inaugurazione ufficiale della nuova cappella. Ci alzeremo prestissimo, lo facciamo tutti i giorni, alle 5.30 del mattino, e in viaggio, attraverso la foresta, speriamo di non incontrare alberi caduti, altrimenti l’ora e mezza può trasformarsi in un lungo e difficile viaggio. Alle 8.30 messa a Bokopi, splendido villaggio sul fiume Lobaye, un tempo ricercatissimo dai turisti per la caccia alle farfalle di ogni tipo…Ora direi, molto meno presenti. Comunque il villaggio rimane tra i più belli della regione. Lì una piccolissima comunità di cristiani cattolici ( molti i Neo-Apostolici), una sessantina di fedeli in un villaggio di circa 1500 abitanti. Un tempo i cristiani cattolici erano molto di più, ma la mancanza di una presenza sacerdotale per numerosi anni ha spinto numerosissimi fedeli ad associarsi ai Neo-Apostolici, attirati anche dalla figura carismatica di un catechista che probabilmente vedeva nella nuova avventura da lui guidata qualche ritorno personale in termini economici.
Va detto però che la costruzione della piccola cappella vuole essere uno sprone ai cattolici ad impegnarsi di più nella pastorale, visto anche che diversi nostalgici vogliono ritornare.
La nuova cappella ( 15x7m) è stata costruita in due anni, vuoi a causa delle difficoltà di trasporto, sempre più difficili in stagione delle piogge, quando la strada è impraticabile e tutto deve essere trasportato in piroga, vuoi perchè abbiamo spesso interrotto i lavori perchè i fedeli non volevano partecipare con il loro sforzo alla costruzione. Condizione indispensabile, per noi tutti, è che ci sia un apporto lavorativo ai progetti per mettere fine all’assistenzialismo di cui i nostri fedeli ancora soffrono molto, e condurli ad una presa di coscienza che molte cose, spesso ritenute, impossibili, con la collaborazione di tutti sono fattibili. Non si cerca la perfezione, ma la comunione, anche se fare bene è già di per sè educativo. Fare cose semplici che possano essere sostenute nel tempo, conservate.
Di ritorno, domani, subito al lavoro per preparare la celebrazione dei battesimi a Saguila, dove 11 catecumeni domenica daranno compimento al loro cammino di preparazione.Nello stesso giorno essi riceveranno la prima comunione, e poi, se desiderano continuare per un anno, potranno prepararsi alla cresima.
La vita scorre veloce, le giornate sono sempre più brevi se si guarda quello che c’è da fare…Yéke Yéke! (piano piano).

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kukuru

Posted by missionesafa su febbraio 14, 2007

Kukuru

Kukuru, cioè il mese di agosto. E nel mese di agosto guidati dai pigmei, grandi conoscitori della foresta, molte persone vanno alla caccia. Kukuru vuol dire anche “pappagallo” perchè in questo mese se ne trovano moltissimi in “ngonda “.
Ed è proprio di lui che oggi vi vogliamo parlare e della sua sfida con Mauro nell’apprendere le lingue.
” Ciao, ciao! Juve, Juve. ah bello! mon père!! ça va? ça va pas! Guaglio!(non lo so scrivere in napoletano), miss, miss ( il nome del nostro gatto ) karako” ( arachidi…li chiama quando non ce n’ha, “oh, oh”…quando diamo da mangiare al gatto e lui invece sta a guardare, in pochi giorni Mauro si è dimostrato un formidabile insegnante di lingua…Kukuru un po’ meno…lui apprende soltanto.
Immaginate quando Mauro saprà anche il sango e un po’meglio il francese, qui non si dormirà più.
Parliamo di kukuru per capire quanto sia importante comunicare. E non è vero che i papagalli ripetono soltanto, sanno tirare fuori le parole al momento giusto. Bala mo mon père! ( buongiorno padre). Comunicare è saper stare insieme, e kukuru è silenzioso quando nessuno lo pensa, a volte arrabbiato tanto da battere forte sul suo piccolo tetto in lamiera finchè non gli si dice:” AWE ” “Basta!” ” Chiuso “. E lui risponde ancora più incavolato: ” AWE “.
Chiusa la comunicazione!

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Diario di viaggio a Safa (d.Giuseppe)

Posted by missionesafa su febbraio 11, 2007

Roma, 11 febbraio 2007

Carissimi,

di ritorno da Safà, eccomi a voi per ragguagliarvi sulla situazione della nostra missione nella Repubblica Centrafricana. Ho scelto di scrivervi a mo’ di diario; un genere da cronista che può apparire impersonale e freddo; offre però la possibilità di rendervi partecipi in maniera essenziale e dettagliata del vissuto di quelle giornate.

 

20 gennaio: sabato. L’aereo che ieri sera ha prelevato don Mauro e il sottoscritto da Parigi, dopo sei ore e mezza di volo, atterra a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Dopo le consuete pratiche di controllo, ci ritroviamo schierati, in mezzo ad una folla di gente, lungo il tapis-roulant dei bagagli. Dei quattro colli ne arrivato uno solo; gli altri arriveranno martedì. Don Sandro ci accoglie fuori dall’aeroporto e insieme facciamo un giro per la città: spese per la cucina e per la casa (c’è qualche negozio che ha un po’ di tutto) e alle 15,00 siamo nel centro della nostra missione, a Safà. Si sta bene e non fa molto caldo.

 

21 gennaio. Domenica. Il programma della giornata prevede la celebrazione dell’eucaristia nel piccolo villaggio di Paris-Kongò, che inizia oggi il suo cammino di comunità di base. Per l’occasione è stata allestita una cappella che ha molto del provvisorio.

La celebrazione, accompagnata da canti ritmati sui tamburi, si protrae per quasi due ore e vede raccolta una bella folla di circa 150 persone. In Africa il tempo ha un’altra dimensione. Terminata la messa, seguono le elezioni del responsabile della comunità, del suo sostituto, del tesoriere, del segretario e del primo consigliere. Sarà loro compito scegliere quattro consiglieri e un animatore. Il futuro della comunità è ora affidato alle loro mani. Di questo ne sono grati, consapevoli e riconoscenti.

 

22 gennaio. Lunedì. Orario ordinario della giornata. Ore 5,15 sveglia. 5,45 preghiera del mattino: lodi e messa. 6,45 colazione. Alle 7,00 una ventina di persone, uomini e donne sostano davanti alla nostra casa: parte di loro, per lo più donne coltiveranno il terreno della missione; gli altri saranno portati da don Sandro nei vari luoghi dove sono in corso opere di costruzione. Lavoreranno fino alle ore 12,00, quando noi ci ritroviamo per l’ ora media e il pranzo. La mattinata appare piuttosto lunga. Nel pomeriggio, dopo un breve riposo, seguono i vari impegni : catechesi, cura della casa, formazione permanente personale. Ore 19,00 vespri e cena; e poi sulla veranda si parla…si comunica…si fa comunione.

 

23 gennaio: martedì. Suor Teresa ci accompagna a Bangui per ritirare i nostri bagagli. Il solito giro in città per le varie compere; una breve sosta per mangiare e poi via per Safà dove arriviamo verso le ore 17,00. Un diversivo delle nostre giornate è il ritrovarci a questa ora del pomeriggio sui bordi del campo di foot-ball per veder giocare ragazzi e giovani di Bernabeng e familiarizzare con loro. Dei giocatori qualcuno ha le scarpe, i più giocano scalzi e per giunta con un pallone pesante di pallacanestro; mentre un interrogativo martella la mente: ma come fanno?

La giornata è stata molto calda.

 

24 gennaio: mercoledì. Ci svegliamo tra lampi e tuoni. E’ dal 26 novembre che non piove; ma questa volta la pioggia è fitta e abbondante. Presto ne vedremo i frutti: il fiorire profumato delle piante di caffé e l’apparire di nuvole colorate di farfalle venute dalla foresta. Trascorriamo la mattinata nel centro della diocesi, a M’Baiki, ove si tiene un corso di formazione dei responsabili delle Comunità sul tema “ La Parola di Dio”.

 

25 gennaio: giovedì. Dopo cena, sulla veranda, si guarda la luna, si parla accompagnati dal ritmo di canti e di tamburi che giunge da poco lontano. Esprimo una mia opinione sul celibato dei preti che in Africa appare piuttosto problematico a causa della cultura della gente. Perché, chiedo, non pensare per il continente nero ad un sacerdozio coniugato, sullo stile della Chiesa cattolico-ortodossa? Don Sandro afferma che anche lui nel passato ha ragionato allo stesso modo; ma ora ha cambiato idea. In un paese così povero si finirebbe con il confondere ciò che semplicemente umano e ciò che è carismatico. Molti abbraccerebbero il sacerdozio; ma probabilmente mossi più da motivazioni sociali ed economiche che dalla fede.

 

26 gennaio: venerdì. Come oggi, altre volte mi è capitato di vedere folla di persone dinanzi ad una capanna. E’ la place ti kwà: è morta una persona. Il cadavere viene seppellito quasi subito; ma è tradizione che gli abitanti del villaggio, parenti e conoscenti facciano compagnia alla famiglia del defunto per tre giorni, al fine di propiziarsi lo spirito del morto. Durante questi giorni si piange, si canta, si balla, e la famiglia in lutto provvede al vitto per tutti, a volte fino ad indebitarsi.

In Africa si muore e spesso si muore per cause banali. Pure la morte ha un volto meno triste e drammatico che da noi. L’africano non dice che una persona è morta a 50 anni, ma che ha vissuto 50 anni. Una sfumatura importante: l’accento è sulla vita.

 

27 gennaio: sabato. A metà mattinata faccio una passeggiata al centro analisi AIDS per mamme in attesa, bambini, uomini. Una lunga fila di persone attendono il loro turno: fanno analisi e ricevono medicine. Da poco lontano le grida vivaci degli scouts rompono il silenzio della foresta: preparano il terreno dove presto sorgerà il campo di basket e di pallavolo.

Nel pomeriggio, incontro comunitario sacerdoti e suore: si programmano gli impegni del mese di febbraio.

 

28 gennaio: domenica. Di buon mattino si parte per Bokopì: Dopo due anni di lavoro, si inaugura la cappella. Al termine della celebrazione ci viene offerto uno spuntino a base di manioca, pesce e banane cotte.

La nostra parrocchia che conta circa 15.000 abitanti, è così strutturata: la Chiesa madre ha sede a Bernabeng, centro della missione e dedicata al Sacro Cuore; ci sono poi le cappelle, presenti nei villaggi più grandi; infine le comunità di base, nei villaggi piccoli, non sempre provvisti di luoghi di culto. L’opera dei responsabili della comunità e dei catechisti è fondamentale per l’animazione …

 

29 gennaio: lunedì. Durante la visita al Vescovo, incontro Giuseppina, una missionaria laica che, insieme con Lucia da più di venti anni lavorano nella Chiesa di Ngotò. Parliamo di noi italiani, degli africani. Mi confida: “ Quando credo di aver conosciuto gli africani è il momento di ricominciare daccapo”. Questo mi conferma nella convinzione che non è facile entrare nella cultura di un altro popolo. Credo però di sbagliare quando mi metto dinanzi agli africani con la mentalità di europeo. Certamente non hanno le cose che noi abbiamo. Certamente il loro vocabolario conosce molto bene la parola AIDS; ma ignora i vocaboli depressione, infarto, suicidio. Ricordo bene l’ impressione che ebbi tre anni fa, quando per la prima volta giunsi in Africa. Faccio invece difficoltà ad immaginare la reazione di un africano dinanzi ai nostri palazzi, con gli appartamenti uno sopra l’altro, l’uno vicino all’altro. L’africano ha la sua capanna con il suo spiazzo…ha la sua indipendenza.

 

30 gennaio: martedì. Questa mattina dal villaggio di Saguila è giunto un folto gruppo di donne: sono venute per raccogliere ghiaia e sabbia dal torrente. Serviranno per terminare la costruzione della cappella e per iniziare i lavori della scuola.

Per la realizzazione delle opere i Padri mettono il cemento (blocchetti), il ferro, pagano gli operai; però la popolazione deve partecipare procurando sabbia e pietre e facendo gli scavi delle fondamenta.

Per don Sandro questo è un principio irrinunciabile: se la gente non partecipa, nessuna opera ha inizio; e i progetti camminano in proporzione alla loro collaborazione.

 

31 gennaio: mercoledì. Anche questa mattina, cosa che faccio abbastanza spesso, ho accompagnato don Sandro nei vari luoghi di lavoro. Ho visto così che nella costruzione della cappella di Seguila si è ormai prossimi alla copertura del tetto, mentre sono finiti gli scavi per le fondamenta della scuola. Tornando siamo passati per Moscou: la cappella è ormai terminata, mancano solo il pavimento e le rifiniture. E poi eccoci sulla strada per Poto-Potò, dove tre operai stanno ultimando i lavori di riparazione della facciata e della prima capriata della chiesa .Un violento temporale, un anno e mezzo fa, l’aveva gravemente danneggiata.

 

1 febbraio: giovedì. Al mattino faccio una breve passeggiata al campo, proprietà della parrocchia: una quindicina di mamme puliscono e preparano il terreno dove sorgeranno l’asilo e il piccolo ospedale della maternità.

A pranzo siamo dal Vescovo. A lui ribadisco il nostro proposito di aiutare la Diocesi finché saremo nella possibilità di farlo. Prima di prendere la strada del ritorno a casa, incontriamo i formatori degli insegnanti. Il tema della formazione ritorna spesso nei nostri discorsi ed è il progetto al quale si vuole dare un’attenzione del tutto particolare, convinti che, dopo il dono della fede, è il valore più grande che possiamo offrire alla gente. Per questo i progetti non prevedono solo costruzioni di cappelle, ma anche di scuole; non programmano solo la formazione dei catechisti, ma anche degli insegnanti. La formazione culturale è fondamentale anche per la catechesi.

 

2 febbraio: venerdì, festa della presentazione del Signore e giornata della vita consacrata. I religiosi e le religiose celebreranno insieme questa ricorrenza il giorno 5 nella cattedrale di M’Baiki.

Nei nostri spostamenti in macchina, per i frequenti sobbalzi sui sedili e i continui rallentamenti, non possiamo non costatare la miserevole condizione delle strade: buche, avvallamenti. Per nostra fortuna siamo nella stagione secca; ma nella stagione delle piogge il muoversi diventa un vero problema. Lo Stato è quasi del tutto assente; e il capo del villaggio non presta quasi alcuna attenzione alle strade…Gli abitanti del luogo si muovono a piedi e non hanno la macchina. Credo che non li sfiori minimamente il pensiero che la strada è sinonimo di comunicazione, di scambio, di progresso…

 

3 febbraio: sabato: Fin dalle prime ore del mattino siamo in movimento: è il giorno del mio rientro in Italia.

Nel chiudere questi miei appunti desidero esprimere un’ultima riflessione. Certamente la condizione degli abitanti della nostra missione è povera… pure non è facile praticare la carità. La tentazione di offrire loro direttamente il pesce senza sobbarcarsi la fatica di insegnare loro a pescare, è forte. Come pure ho visto che non è facile coniugare pietà e fortezza, misericordia e giustizia al fine di aiutare la gente a crescere e di costruire insieme con loro un futuro più ricco e dignitoso.

 

Tra i ricordi che ho portato con me, ci sono le immagini dei bambini, soprattutto i più piccoli: dai 4 ai 6 anni. Il più delle volte si presentano sporchi; eppure sono belli, semplici, quasi timorosi di disturbare con la loro presenza, con due occhi che splendono come perle sul loro visino nero. Mi commuovo quando li vedo, con quel senso di responsabilità più grande della loro età, portare il fratellino più piccolo per mano o a cavalcioni dietro la schiena. Mi sembra di contemplare in loro il mondo che Dio sogna.

Desidero ora ringraziare personalmente don Sandro e don Mauro per essersi prodigati a rendere piacevole il mio soggiorno a Safà. Abbiamo trascorso insieme quindici magnifiche giornate.

Per concludere, qualche notizia su don Mauro: è partito con entusiasmo e determinazione ed è pronto per iniziare, con la guida di un maestro, l’apprendimento del sango. Nell’attesa si esercita a fare l’insegnante al loquace pappagallo di casa. Avrebbe grande voglia di insegnargli una delle parole fiorite… della nostra lingua; ma è trattenuto dal timore che poi l’uccello ne faccia sfoggio con il Vescovo, che è italiano.

 

Chiudo con una lieta notizia. Nell’ultima lettera ho dimenticato di informarvi che il Consiglio, nella seduta del 15 gennaio a Gubbio, ha ammesso all’ordinazione sacerdotale i nostri due professi diaconi: Emanuele Daniel e Maurizio Pellizzari. Con tutta probabilità saranno ordinati a Treviso il 26 maggio, vigilia di Pentecoste assieme ai candidati della diocesi. A loro i nostri più affettuosi auguri, e a tutti il mio caloroso abbraccio.

Don Giuseppe

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11 febbraio 2007 – E’ domenica.

Posted by missionesafa su febbraio 11, 2007

Sono alcuni giorni che non ci sentiamo,amici, ma gli impegni sono stati tanti.
Mauro è stato tre giorni a M’Baiki per una formazione a favore dei nuovi arrivati in diocesi, un modo per conoscere la realtà ecclesiale locale, i suoi programmi, gli obiettivi.
Io sono andato a Bangui per incontrare una persona che farà il primo corso di formazione degli insegnanti sul tema: ” il ragazzo/bambino, il suo mondo, le sue potenzialità e il suo rapporto con gli adulti”. E’ necessario mettere le premesse ad un vero dialogo tra il mondo dell’adulto e il ragazzo in una realtà dove il più piccolo spesso non è al centro dell’attenzione.
E poi, sabato, il Consiglio pastorale parrocchiale con la programmazione della formazione dei catechisti, in particolare per i nuovi candidati all’insegnamento della catechesi e la programmazione della Quaresima.
Ed ancora il lancio del secondo anno dell’alfabetizzazione degli adulti con i corsi di formazione degli insegnanti per l’alfabetizzazione in francese, le nuove iscrizioni per chi frequenterà il primo corso in sango, l’apertura di due nuovi centri a Saguila e Loko. Domani arriverà un’equipe da Bangui che inizierà gli esami per chi ha già frequentato il primo anno e formerà la nuova equipe di insegnanti per l’alfabetizzazione in francese.
Per tre giorni quindi saremo impegnati nel mettere a punto il nuovo anno dell’alfabetizzazione.
Domani Mauro comincerà i suoi corsi di lingua. Mentre, una bella notizia: domani si metterà la prima pietra alla scuola di Saguila.
Non immaginatevi una vita speciale, malgrado le tante cose da fare. La cosa più bella mi sembra è esserci.
Oggi, domenica, cì è stata una bella celebrazione all’ospedale, per la giornata del malato. Sono accorsi numerosi, e la liturgia è stata viva, gioiosa…impegnata. I fedeli hanno consegnato la loro colletta a Suor Teresa a sostegno di un malato di AIDS. E’ stato molto bello. Ognuno ha dato quello che ha potuto, ma quello che più conta è che cresca la solidarietà e che nessuno abbia paura della propria povertà. E poi i bambini hanno portato molte cose da mangiare per i malati dell’ospedale, e Mauro ha coronato la festa con la sua prima lettura della preghiera eucaristica in Sango. Cosa volete di meglio?

Ciao, amici.

Sandro

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Progetto: ” Adotta una mamma”

Posted by missionesafa su febbraio 6, 2007

Adozione a distanza. E’ come un ripetersi su giornali, pubblicità televisive. E ormai ce ne sono di tutte le specie.
Noi abbiamo optato per l’adozione di una mamma, ma non una semplice adozione di sostegno, piuttosto qualcosa di più completo.
La donna, qui da noi, alla Safa, come in tanti paesi africani è alla ricerca della sua dignità, vuole essere valorizzata, vuole partecipare, e spesso, come si è notato in tante nazioni del pianeta, vuole contare e dire la sua, esserci e scegliere.
Noi abbiamo pensato di darle voce dall’interno della famiglia, laddove lei è motore trainante, ma conta ancora poco, decide poco sull’educazione dei figli e sulla gestione della famiglia, spesso succube dell’autorità, anche violenta del marito o compagno, o padre.
L’autorità del maschio che s’impone anche violentemente pesa spesso anche sulle scelte giornaliere di gestione della casa, della salute dei familiari, della concordia dei suo imembri.
Ne abbiamo visto morire di bambini, e soffrire di donne perchè l’uomo non voleva spendere per inviarli all’ospedale o comprare medicine. Tanti bambini e giovani non possono andare a scuola perchè “lui” non vuole pagare, e così le donne ci domandano lavoro per pagare la retta scolastica..Troppi i bambini malnutriti, dai vestiti stracciati e sporchi. Tutto ritorna nelle tasche di “Lui” a sostegno dei suoi vizi : altre donne, alcool, camicie e scarpe e pantaloni nuovi…

E allora ecco cosa abbiamo pensato: Uno stipendio e un lavoro per una mamma per un anno intero. Soli 400€. Non è tanto, ma è già molto. E siamo già a 13 che lavorano alla missione, nei vari progetti e vi dico che è stata proprio una bella idea. Tante cose cambiano. La coscienza e la sensibilità della donna emerge..basta dare della opportunità!
E non si regala niente, tutto è guadagnato. E questo fa crescere l’orgoglio e manifesta tutta l’intelligenza e la forte personalità della donna.
Chissà quante tra di voi, amiche, hanno potuto sperimentarlo…E non sono un femminista!
Guardatele in foto, con quale dignità tengono il loro badile, e con quale gioia.

donne al lavoro a safa

(donne a lavoro a Safa)

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un grazie…dal cuore…dell’Africa (d. Mauro)

Posted by missionesafa su febbraio 4, 2007

Dopo due settimane dal mio arrivo nella missione a Safa, il cuore e la mente hanno avuto il giusto tempo per far “depositare” le tante emozioni – come anche un po di tensione- che si agitavano dentro di me…e ora sento il vivo desiderio di dire GRAZIE a tutti voi che mi avete “accompagnato” fin qui!
GRAZIE ai miei genitori e alla mia famiglia “d’origine” per il dono della vita, per i valori cristiani e umani testimoniati insieme con gli innumerrevoli “sacrifici”, fatti sempre per amore di noi figli, per la libertà piena, senza interferenze, nella scelta della propria strada…anche quando, come in questa occasione, ci può essere in loro una certa “apprensione” (mio papà ha detto che sono il primo della famiglia,a memoria sua, a “emigrare” all’estero!)…
GRAZIE alla comunità, confratelli e fedeli, di Lucca che in questi tre anni mi ha accolto come un proprio figlio…e lo faccio con gioia in questo giorno quando a S. Maria Bianca d. Vito Sileoni festeggia i suoi 80 anni: un augurio speciale che giunge da lontano da noi due…per sentirsi veramente un’unica grande famiglia, che giorno per giorno desidera “costruire” ed essere segno di “comunione” nella belleza-fatica dei rapporti quotidiani e nell’incertezza del proprio futuro. Un graziea tutti i parrocchiani che abbraccia bambini, ragazzi, giovani, genitori, anziani…e tutti i confratelli sparsi per lìItalia, perchè ciò che ciascuno di noi è lo deve al suo “passato”…che ora è il “nostro” presente.
GRAZIE alla comunità di S. Giuseppe per la “suggestiva” veglia di preghiera vissuta insieme la sera prima della mia partenza per l’Africa: nella preghiera comprendi che la distanza che ci separa dall’altro, dal fratello, è quella stessa che ci separa da noi stessi…per un “destino” comune!
GRAZIE A TUTTI per la vostra presenza nella mia vita, la vostra generosità, la vostra amicizia. Grazie a coloro che mi hanno “assicurato” alla loro preghiera: è il regalo più bello e più necesario per non sentirsi mai soli!

Da quanto ho ricevuto in questi anni da tutti voi comprendo che dalla nostra capacità di accogliere l’altro, dipende la qualità dei nostri rapporti umani anche con chi ci è vicino, prossimo, amico; fare spazio all’altro significa arricchire la propria identità, aprirle orizzonti nuovi…mettere ali alle nostre radici” (E. Bianchi)

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DON GIUSEPPE…ANCORA DA SAFA

Posted by missionesafa su febbraio 2, 2007

Da Safa, prima di ripartire dall’Italia, desidero inviare un caloroso e riconoscente ringraziamento a tutte le persone che ci hanno aiutato e ci aiutano nel portare avanti la nostra missione che è nata come sostegno ad una chiesa povera, quale è quella della Repubblica Centrafricana.
Penso ai gruppi missionari delle nostre parrocchie…
Penso al contributo di tante persone che seguono con amore e interesse la nostra attività qui in Africa.
Penso a istituzioni o scuole…
Non faccio nomi perchè la lista sarebbe troppo lunga, e poi c’è sempre il rischio di dimenticare qualcuno. A tutti e a ognuno, con questo mio scritto, giunga il ricordo affettuoso non solo della nostra famiglia religiosa ma di questo popolo in cammino.
Ero stato a Bernabeng (questo è il nome del villaggio, centro della missione) nell’ottobre del 2005. Ritornandovi in compagnia di d. Mauro, che vi rimarrà, ho visto che tante cose, che allora erano in progetto, ora sono realizzate. Penso alla cappella di Bokopi, di Moscou, di Poto Poto, penso alla scuola e alla cappella di Saguila, al centro analisi Aids…penso a tanti progetti che al momento sono sulla carta o appena agli inizi: asilo, ospedale della maternità, campo di pallavolo-basket…
Certamente ora la presenza di due sacerdoti, d. Sandro e d. Mauro, permetterà un servizio pastorale più assiduo e costante alle comunità, per la catechesi, per i sacramenti e un cammino più celere alla realizzazione delle opere in programma.
Ascoltando d. Sandro mi sembra che l’opera più importante, oltre all’evangelizzazione, sia la scuola. E’ fondamentale per questo continuare la formazione degli insegnanti e l’alfabetizzazione. Di un centinaio di adulti che hanno frequentato la scuola di alfabetizzazione più della metà di esso ha superato l’esame: sanno leggere e scrivere. La cultura umana e religiosa è ciò che fa crescere la persona e mette in cammino un popolo. E’ ciò che certamente rimarrà al di là di tutte le opere che potremo realizzare, è quel qualcosa che, come ci dice Gesù, nessuno può mai strappare alla persona.
Mentre auguro a d. Sandro e a d. Mauro un buon lavoro insieme e un felice cammino di comunione, a voi in Italia dico: arrivederci a presto!

Don Giuseppe

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