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Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

3 maggio 2005 – Edith e Odette

Posted by missionesafa su gennaio 8, 2006

3 maggio 2005

Edith et Odette

Edith e Odette sono due giovani donne che da un po’ di tempo vengono a lavorare alla missione. Sono giovani perchè penso non oltrepassino i 30 anni, anche se l’anagrafe non trova riscontro sull’aspetto esteriore. Le due hanno delle trecce che fanno moda in Italia – e che io non posso permettermi!- e quando attaccano a togliere l’erba sono peggio – o meglio? – di Attila…non cresce più per parecchio tempo! Vengono da casa con il loro carico: un frugoletto ciascuna, tenuto sul dorso da una stoffa colorata ma che mostra il colore della polvere della terra; non manca il sapone perché ne vendono, ma la scarsa attenzione all’igiene (così la chiamiamo noi), e per loro la parola igiene non esiste nemmeno nella loro lingua. Le loro giornate iniziano alle 5 del mattino e la prospettiva – sempre uguale – è andare al campo e spezzarsi la schiena per prendere pochi tuberi, una manciata di foglie. Se ci riescono, possono anche rubare un ananas succoso – e poi venderlo a noi, ignari missionari, che lo compriamo a 150 Franchi locali, cioè ¼ di € – per tirare la giornata. In tutto questo i loro frugoletti di pochi mesi sono sempre lì, attaccati alle loro spalle da quella stoffa che mostra ancora i colori in mezzo a tutta la polvere.

Quando sono a lavorare da noi i due frugoletti sono adagiati dolcemente sopra un sacco che, fino a poco tempo fa, conteneva cemento. Quando possono – cioè sempre – come ogni bambino quando ci riescono prendono ciò che trovano e lo mettono in bocca, sia essa terra o una caramella, tutto finisce in bocca. E loro, le madri, sono lì a pochi metri a lavorare. Mi immagino le grida disperate di certe mamme delle nostre parti. E questo non per disprezzare o l’uno o l’altro mondo, del troppo o del toppo poco. È questa la realtà che si incontra in ogni villaggio. Odette e Edith amano i loro bambini. A volte quando piangono corrono premurose. La prima cosa che danno ai bambini è il seno per mangiare. Prendono queste creature delicate per un braccio con la stessa vigoria con la quale strappano l’erba. Non solo per loro ma per ogni papà e ogni mamma affetto è una parola che non ha gran significato. Non è fare carezze, coccolare; non è abbracciare, prendere con tenerezza in braccio. Ma questo non vuol dire che non ci sia amore. Le nostre due giovani staccano alle 13. Riprendono i loro bambini e partono per casa. I bambini in queste 6 ore o hanno succhiato un po’ al seno della madre, oppure restano senza bere per tutto questo tempo. Odette e Edith mostrano il volto di questa realtà dell’Africa: spartana, dura. E tolgono tutta la poesia con la quale abbiamo rivestito la parola missione, rendendola qualcosa che non esiste. Basta girare l’angolo dei reportages e dei dossier e ti trovi di fronte a qualcosa di millenario che tu vorresti cambiare con lo schiocco delle dita. Ma cosa pretendi? Non è mancanza di intelligenza, ma qualcosa che fa parte della vita perché lo si è vissuto sulla pelle, lo si è ricevuto dai genitori. Odette e Edith rientrano a casa. Ti domandi: hai fatto loro del bene? Si, lo hai fatto perché gli hai dato lavoro. E quando dai lavoro dai anche la possibilità di pensare alla vita con una speranza che prima non avevi. E si guardano orgogliose perché lavorano dai padri e ricevono lo stesso stipendio degli uomini…e lavorano di più e meglio! E questo – soprattutto questo – esalta la loro dignità.

 

Alex

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