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Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archivio per marzo 2011

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA

Pubblicato da missionesafa su marzo 22, 2011

Colgo l’occasione, nel pubblicare questo articolo, per dirvi che questo sito accoglie anche vostri articoli, riflessioni ed esperienze di tutti coloro che sono impagnati in settori importanti della vita sociale. Ci sono soggetti sui quali è bene riflettere insieme, problematiche che interessano i nostri paesi nativi ma che sono di dominio mondiale, e per questo interessano la vita della Missione. Tra voi ci sono persone, gruppi che lavorano molto per tenere alta la ” temperatura” su problemi che facilmente la gente vuole dimenticare, o fa finta di non conoscere. Invito dunque tutti coloro che sono impegnati in esperienze forti, socialmente importanti anche per il sud del mondo,  a non esitare nel condividere e provocare tutti noi. Grazie. Sandro

La Giornata mondiale dell’acqua
 

Una ricchezza da sottrarre alle leggi del mercato

di GAETANO VALLINI         (©L’Osservatore Romano 21-22 marzo 2011)  “Facile come bere un bicchiere d’acqua” si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone – circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo – che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua.
La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo “dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”.
La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.
Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è “Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana”. Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale.
Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato “un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro”. E allo stesso tempo, si aggiunge, “è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche” e quindi “una “democratizzazione” della gestione dell’acqua”.
Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna.
Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, “un serio problema di indirizzo etico”, perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua – diritto universale e inalienabile – è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.
La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su “Acqua e sviluppo sostenibile” svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua “deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato”. Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.
Si tratta di un’attenzione peraltro quasi insita nel dna dei credenti. Il perché lo ha spiegato proprio il Papa nel citato messaggio: “Il fatto che oggigiorno si consideri l’acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare – sottolinea infatti Benedetto XVI – i significati religiosi che l’umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell’uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale”.
I credenti sono dunque chiamati a contribuire a trovare una soluzione ai problemi legati alla gestione delle risorse idriche. A partire dalle campagne di sensibilizzazione. Come “Seven weeks for water: water, conflict and just peace” avviata per la quaresima dalla Rete ecumenica per l’acqua, un’organizzazione di rappresentanza di varie comunità cristiane e di ong, coordinata dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Ma sono anche sollecitati a lavorare sul terreno. Ed è ciò che avviene in molte missioni e nei centri attivati da organizzazioni di volontariato, per affrontare emergenze concrete nelle situazioni più critiche del pianeta. In quei luoghi abbandonati – in attesa di decisioni che rendano finalmente giustizia ai poveri ed effettivo un diritto – uomini e donne, religiosi e laici, operano accanto alle popolazioni locali per costruire pozzi e piccoli acquedotti. Perché sanno che lì anche un solo, preziosissimo bicchiere d’acqua in più può fare la differenza tra la vita e la morte.

(©L’Osservatore Romano 21-22 marzo 2011)

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PRIMO PARTO NELLA NUOVA MATERNITA’: DUE GEMELLI

Pubblicato da missionesafa su marzo 15, 2011

Domenica scorsa, 13 marzo, il primo parto nella nuova maternità: BE TI FINI.

Be ti fini vuol dire:” Il cuore della Vita “.

Alle ore 13 circa la vera inaugurazione della nuova maternità: la nascita di Therese e Sandro. Così sono stati chiamati. Suor Therese, come promesso, ha fatto un regalino alla famiglia e ai due bambini: una stuoia con tanto di zanzariera. Ma eccovi alcune foto.

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INAUGURATA LA NUOVA MATERNITA’

Pubblicato da missionesafa su marzo 5, 2011

Domenica 27 febbario abbiamo inaugurato il nuovo piccolo Ospedale-Maternità. Lo abbiamo costruito con l’aiuto del Lions Club di Barr (Alsazia- Francia) e degli amici della parrocchia San Giuseppe di via Nomentana in Roma.

Lo stupore di tutti i presenti nel vedere la bella realizzazione, qui nella foresta della Lobaye, è stato grande.Un medico di Bangui ha detto che neanche nella Capitale si vedono delle belle maternità così. Sì, forse un po’ troppo lusso nelle rifiniture,ma abbiamo       voluto essere il più possibile luminosi e vivi per quello che è ilmomento più importante della vita di una famiglia e di una comunità: la nascita.

Tante le autorità presenti: Il Ministro della Salute, medici di diverse città, l’Ambasciatore di Francia, il vescovo di M’Baiki, il prefetto e sottoprefetto di Mbaiki, il comandante della Brigata di gendarmeria di MBaiki, religiosi e religiose di diverse diocesi, sindaco e i tre rappresentanti delLions Club venuti dalla Francia.    

Alle 9.30 la celebrazione dell’eucaristia, vivissima e partecipatissima dal popolo, un gran caldo nella chiesa riempita  di persone. Poi il rituale degli interventi delle autorità, il taglio del nastro, la visita di tutte le persone presenti ai locali e una grande abbuffata. Suor Therese, che guiderà la maternità con le sue 4 ‘matrone’ ( infermiere), ha già cominciato il suo lavoro, e il giorno dopo erano presenti per laprima consultazione prenatale una cinquantina di donne. Non dimentichiamo cheil piccolo ospedale curerà, gratuitamente, anche i bambini, in particolare quelli della nostre scuole, e lo stesso piccolo ospedale è stato eretto a fianco del centro per i malati di AIDS. Così le donne sieropositive, in gravidanza, potranno avere allo stesso tempo le cure del caso.

Ora stiamo costruendo un recinto attorno alla maternità e alla scuola materna, insieme formano, al vederle, un piccolo quartiere.

Tutto è stato concluso, manca soltanto una piccola capanna all’esterno per i parenti in attesa di far visita alle donne ricoverate.

Se le immagini parlano più delle parole, allora eccone alcune. Ve le manderemo a sorsate perchè ci vuole del tempo.

Grazie a tutti coloro che con gli amici di San Giuseppe hanno dato man forte alla realizzazione dell’opera. Grazie infinite da tutta la Safa.

 
 

Sala di ricovero

 

Sala parto

Il gabinetto di consultazione delle infermiere

Una delle toilettes

 

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