Vi presentiamo il villaggio di Loko, laddove da circa un mese è cominciata la costruzione di due nuove classi.
Il villaggio è la sede del comune (Bale-Loko), comune che conta 17.000 abitanti. Tra i villaggi più importanti del comune : Scad, Wale-Wale, Mouscou, Poto Poto, Paris Congo, Zomea, Bokopi, Bernabeng, Kokombet, Mongoussa, Petene, Petit Loko, e la metà del villaggio di Saguila.
Il villaggio di Loko ha 6 villaggi satelliti,e in totale conta 5.000 abitanti. In buona parte si distende sulla sponda sud del fiume Lobaye, in una floridissima vegetazione. Tra gli abitanti si contano moltissimi Pigmei, che purtroppo sono al soldo, allo sfruttamento degli abitanti bantù. Nella folta foresta di Loko si possono trovare molti insediamenti Aka ( pigmei), in parte diventati sedentari, non molti, altri invece veri conoscitori della foresta, esperti in caccia e pesca, conoscitori perfetti di ogni tipo di vegetazione commestibile. I Bantù li impiegano ( obbligano) a lavorare i loro campi,li conducono come guide nelle battute di caccia fino al Congo Popolare la cui frontiera non dista che a 15 Km dal villaggio, li impiegano per la raccolta delle ceniglie, perchè soltanto loro conoscono bene gli alberi su cui nidificano e si riproducono le larve in grande quantità. Negli ultimi anni però si evidenzia sempre più la loro volontà di indipendenza e autonomia, reclamano stipendi più sostanziosi e si fanno ben pagare nelle battute di caccia e per la raccolta delle ceniglie (Makongo). Anche i loro figli frequentano più assiduamente la scuola e sono intelligenti e bravissimi. Rimane il problema della loro frequenza scoolastica, dato che i loro ritmi sono dettati dalla foresta, e al richiamo non resistono.
Pur essendo il comune, Loko non è di facile accesso, le strade sono ridotte a piccoli sentieri pieni di buche ed alte sterpaglie. Dalla missione Loko è raggiungibile per due vie: via Zomea, di 37 Km, e una strada più breve, di 8km che noi stessi abbiamo riaperto per facilitare i trasporti per la costruzione. Quest’ultima ci porta al fiume Lobaye e lì dobbiamo attraversare con un BAC, una zattera a motore che bisogna rifornire di gasolio ogni due giorni.
A Loko c’è una bella comunità cristiana cattolica, piuttosto attiva e organizzata, forse la migliore delle nostre comunità. Diversi gruppi sono attivi anche sul piano della solidarietà. I cristiani avevano già raccolto le pietre per la costruzione di una cappella, ma difronte alla grande necessità di una scuola che funzioni meglio e sia più proficua per i loro figli hanno rinunciato, per ora, alla piccola chiesa.
A Loko c’è anche un nuovo piccolo”ospedale”, costruito 4 anni fa, ben mantenuto, ma manca di personale medico. Lo gestisce un infermiere, piùomeno preparato, inviato dallo stato, . Per i casi più difficili la popolazione viene alla missione, da Suor Therese dove può avere consigli, e sostegno medico migliore, soprattutto per i malati di AIDS.
A Loko c’è anche una piccola scuola pubblica, nuova, costruita da una ONG, ma conta soltanto 3 classi e i bambini debbono fare diversi turni. Gli insegnanti sono giovani e non hanno neanche frequentato il liceo; la qualità dell’insegnamento è insignificante, la scuola pubblica manca di libri e di ogni tipo di materiale scolastico.
Fu così, che l’anno scorso, i genitori, dobbiamo dire bruscamente, nel mese di ottobre hanno voluto far appello a noi e al ministro per avere una scuola ECAC (Ecole Catholique Associée Centrafricaine). In pochi giorni abbiamo reso utilizzabile un vecchio edificio della prima missione a Loko comprendente 3 classi e abbiamo cominciato a dare lezione per la CI, CP2,CE1. L’anno scolastico trascorso ha dato buoni risultati, gli alunni frequentano con costanza, i genitori sufficientemente responsabili e partecipi, ed ora i ragazzi, giunti a noi in situazioni disastrose, cominciano a leggere, e bene, apprendere le metodologie di studio e la disciplina, cosa veramente difficile nei primi giorni.
Ora bisognava pensare all’anno seguente: le classi diventeranno 5, 3 nel vecchio edificio e 2 nuove in costruzione. I ragazzi più grandi che andavano a scuola a Safa, e facevano 20 km ogni giorno (andata e ritorno), non possono più continuare così. Saranno ricondotti a Loko.
Due nuovi insegnanti hanno ricevuto una formazione durante tutto l’anno scolastico 2008-2009, e sono pronti a lavorare a Loko.
Non sapevamo come fare per trovare tanto velocemnte i soldi per le nuove classi. Ma la Provvidenza ci ha inviato Giovanni, il papà di Nicolo’ che con la sua ONLUS ” I frutti del chicco”, ha voluto proporci un nuovo impegno di solidarietà sempre a memoria di Nicolo’ suo figlio (vedere link su nostro sito). E poi Susanna e il suo fidanzato ( due amici romani) hanno deciso in occasione del loro matrimonio di rinunciare ai doni e devolvere tutto alla costruzione di una seconda classe. Io, Sandro, nel 25°é del mio sacerdozio ho suggerito a tutti i miei amici di collaborare per la costruzione. Rinuncio ai regali per dare una piccola scuola a tanti ragazzi. Il nostro Grazie e quello degli amici di Loko a tutti coloro che si renderanno vicini a quest’opera.
A Loko I bambini, ragazzi, in età scolare sono più di 2000. Noi non potremo accoglierli tutti. E in verità l’intento non è soltanto quello di aumentare la scolarizzazione, ma dare anche qualità all’insegnamento. Per questo motivo non possiamo fare classi molto numerose, dovremo limitarci a 40 alunni per classe. I genitori sono un po’in collera per questo limite, ma l’esperienza di questi anni ci dice che il lavoro in classi numerosissime non da buoni risultati.
Malgrado tanti problemini che resistono la costruzione è cominciata, e tutti, genitori, alunni sono al lavoro per portare pietre, sabbia, ghiaia, acqua. Abbiamo soltanto due mesi, e anche l’impegno della nuova scuola di Paris Congo che dovrà aprire a settembre.
Ora siamo in pieni esami, e sempre non è facile distribuirsi :lavori, parrocchia, scuole, rapporti alle Ispezioni. Ma ce la metteremo tutta.
Altre notizie suquesto nuovo progetto ve le daremo in seguito, man mano che avanzano i lavori. Per ora, come sempre, restateci vicini……




Sul fondo il piccolo ospedale


