missione safa

Sito di informazione della missione di Safa dei Canonici Regolari Lateranensi

Archivio per Marzo 2009

Bilancio economico Asilo Nicolo’

Pubblicato da missionesafa su Marzo 28, 2009

Il progetto “Asilo  Nicolo’” è concluso.

Ecco il bilancio economico.

CONTRIBUZIONI
69.230€    Donazione Onlus “I frutti del Chicco”
3.040€      Offerte varie
5.000€      Donazione S.Agnese

77.270€    Totale donazioni
equivalente a
50.689.120CFA (ilcambio è : 1€ = 656 CFA)

SPESE SOSTENUTE
157.000          Catasto terreno
14.583.500    Cemento
6.177.180       Ferro
1.471.100       Trasporti
3.232.600      Ghiaia, pietre, sabbia
1.473.865      Legno per capriate
118.920          Utensili lavoro
2.109.420     Idraulica
5.846.265     Ondulati tetto e viti
493.200        Chiodi
1.759.695    Pittura
6.214.380    Porte, finestre e arredo
947.520        Attrezzature cucina
3.076.390    Stipendi operai
2.952.000    Preparazione toilette in fase di ultimazione
9.000             Contratto insegnanti

TOTALE SPESE (CFA)
50.622.035
equivalente a
77.178 €
RIMANENTE (CFA)
67.085
equivalente a
102 €

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25 ANNI FA

Pubblicato da missionesafa su Marzo 23, 2009

Venticinque anni fa, nel mio paese, Candiana, in un caldo ( guarda caso “africano”) mi sono lasciato trascinare da LUI. Non avevo alcuna idea di quale ministero sarei stato capace. Una sola cosa avevo chiara: avrei dovuto rendere visibile con la mia vita il Mistero dell’Incarnazione di Cristo. Avrei dovuto impegnarmi ad essere come Lui, presente.., insieme…, uomo eucaristico, come il Mistero che ogni giorno ero chiamato a celebrare. Che ci sia riuscito spetta a Dio e a voi dirlo.  Via via ho capito che lo spazio privilegiato dell’Incarnazione erano gli ultimi, i più deboli, coloro che subiscono violenza quotidiana, di ogni genere. Il mio ministero, soprattutto a Napoli, con tanti amici che ci hanno creduto ha tentato di entrare  nella vita degli indifesi. A volte ho fatto scelte che a tanti non sono piaciute, forse fuori dell’ordinario di un prete, avrò anche disturbato, diciamolo, rotto, ma sempre provacato dal Vangelo, da quella buona notizia che si fa anche protesta contro le ingiustizie, le violazioni di tanti diritti, le discriminazioni, le intolleranze, fino a capire che tutto questo dovevo anche viverlo sulla mia pelle e non soltanto proclamarlo…ecco la missione. La volontà anche di testimoniare il carisma del mio Ordine: la comunione, in maniera più profonda, non solo nel chiuso di  una famiglia religiosa, ma in nuove Chiese, povere Chiese, unica Chiesa di Cristo. E veramente debbo dire  che non sono partito da solo,ma si è scatenata una corsa alla comunione, alla solidarietà da stupire me, e tanti amici, confratelli. Io credo che noi tutti  vorremmo essere autentici missionari di una Parola Vissuta.
Debbo ringraziare tantissimi confratelli, amici, famigliari che non mi hanno mai lasciato solo, in Italia come qui mi sono sentito sempre amatissimo, più di quanto meriti, mai solo, sempre sostenuto ed incoraggiato, e tutta la mia gioia di questi 25 anni è qui, tutta la mia ricchezza è questa comunione. Non possiedo niente, non posso dirmi capace se non di cose che hanno stupefatto me in prima persona, ma sopratutto una PRESENZA che mi ha dato coraggio, vita, entusiasmo, anche se il mio caratterino non darebbe a dimostrarlo.
Oggi sono qui a dirvi e dirGli grazie, e mi basta. Non voglio niente per questo anniversario, le situazioni mi obbligano anche a viverlo lontano da voi; una festa che  è tutta dentro.
Se qualcosa volete regalarmi spero non mi riguardi, ho già sprecato tanti beni, tante volte; se proprio volete facciamo qualcosa per questi piccoli.
A Loko, la scuola aperta quest’anno ha soltanto 3 classi.  Nel 2009/2010 ne serviranno altre due; i ragazzi  non possono fare 20 km al giorno per venire qui alla Safa. Sarebbero costretti a cambiare scuola….e sono molto dispiaciuti, ora che vedono i loro buoni risultati…Se volete possiamo costruire una classe a Loko…se accettate consideratelo il regalo che mi fate per questo 25°.
Vi voglio bene, e pregate perchè diventi più buono, e possa meglio servirLo. GRAZIE.

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Un anniversario importante

Pubblicato da francescoi su Marzo 12, 2009

Caro Sandro,

quest’anno, nel mese di giugno, ricorre una data importante per te e qui in Italia non ce ne siamo dimenticati: il 25° anniversario della tua ordinazione sacerdotale. Poco dopo, sei sbarcato nel nostro caos napoletano, prima di “rifugiarti” in Africa (ti abbiamo fatto disperare, eh??) per la prima volta.

Ci scuserai se il primo pensiero, naturalmente subito dopo quello dei ricordi splendidi e indelebili che il tuo passaggio da noi ha lasciato, è “come potremmo festeggiarti?”. Siamo fatti così. Ti vorremmo qui con noi a festeggiare magari davanti una bella pizza. Però subito il pensiero corre a quello che è stato il tuo sacerdozio. Lo spirito di dedizione e di condivisione che tu ci hai comunicato, ci ha insegnato che la pizza viene “dopo”. Dopo aver pensato a chi avrebbe bisogno più di noi. Sarà un’affermazione banale, una preghiera di bambino, un luogo comune, ma lasciacelo dire, visto che a volte sono proprio i più elementari diritti che la nostra società sta sacrificando. Vorremmo allora che il nostro regalo per te ti comunichi non solo che ti vogliamo bene, ma soprattuto che siamo in comunione con te e con quello che sei nel tuo sacerdozio.

Ti chiediamo quindi di dirci quale sarebbe per te il miglior modo per festeggiare questo momento così importante.

A presto.

Laura e Francesco – Napoli

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BATTESIMO AFRICANO DI TITTY

Pubblicato da missionesafa su Marzo 12, 2009

E’ la terza volta che Titty viene a Safa, nella Repubblica Centrafricana, e meritava veramente un battesimo. Ora è al 100% “negra”, anche se la pelle è rimasta bianca. Ha fatto un tuttuno con l’acqua della Lobaye. Domenica 1 Marzo siamoandati a celebrare a Bokopi, di ritorno, attraversando la Lobaye in piroga lei e Giovanni mostravano segni di tensione e preoccupazione, dicevano ” Sandro, ma questo rematore non ci fa ballare un po’ troppo? Ma no! Avete paura? Non preoccupatevi, questa è gente esperta!”. ” Titty, dice Giovanni, però all’andata non era così, forse perchè i rematori erano due!” “  Comunque speriamo di arrivare presto, sto soffrendo”, risponde lei. E la attraversata sembra giungere a buon fine. Sfortuna vuole che la piroga arrivi un po’ troppo veloce sulla sponda, e il rinculo spiazza Titty che si era sollevata per scendere, e boom!!! all’indietro e dentro la Lobaye. IlBattesimo è fatto. Il rematore, giovane muscoloso ed aittante, si leva la camicia e si getta in acqua per salvare Titty. Ma lei, con scatto repentino ed esperta nuotatrice maiorese, si alza diritta in piedi e dice al giovane: ” Non mi toccare!!!!!!!!!!!”. Il giovane, dalle buone intenzioni, si sente respinto dalla furia della natante e rimane perplesso. Io Sandro aggiungo: “  Lasciala pure, è una campionessa di nuoto”. Un ovato rimbomba nell’aria proveniente dall’altra sponda, tutti i bambini e gli adulti di Bokopi gridano alla tragedia, ma lei, fiera e dignitosa rassicura: ” Ora sono battezzata”. “Ora sono una di voi”. Bella fresca sale in macchina e con non chalance si accende una sigaretta. Godetevi lo spettacolo!

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QUINDICI GIORNI CON SANDRO E TITTY ALLA SAFA

Pubblicato da missionesafa su Marzo 6, 2009

Caro Sandro, eccoci ai saluti dopo 15 giorni giorni insieme a te e Titti (ovvero la scoperta che in Centrafrica si può anche diventare amici fra italiani….) alla Safa. Come sai, in queste due settimane ho cercato di tenere un piccolo diario con le cronache delle nostre giornate. Dirà il tempo se tenerlo per me o destinarlo alla condivisione anche con gli amici della Safa e gli amici di Nico che, insieme a te, mi hanno consentito questa esperienza centrafricana sicuramente straordinaria. Il motivo del mio viaggio è stato di conoscere di venire a conoscere di persona quell’asilo di Nico a cui in tanti insieme abbiamo creduto e che ora, grazie al lavoro tuo e della Safà, è una realtà. Non sto a dirti (Titti che dice di leggermi dentro potrà sicuramente farlo meglio di me…) quali emozioni possono essersi mosse pensando a Nico qui alla Safa. Riparto per Roma avendo avuto la dimostrazione concreta che ciò che il suo nome rappresenta in questo spicchio di Centrafrica è esattamente quello che l’Associazione creata dalle persone che gli hanno voluto e gli vogliono bene avevano in mente: un ‘frutto del Chicco’. Il risultato di un seme messo a dimora in Italia che il lavoro della vostra missione ha fatto fruttare. Questo, in realtà, lo sapevo già prima della mia partenza. Nè credo che nessuno lo abbia mai dubitato.Le immagini, le voci, i suoni, i colori, la cura meticolosa al limite dell’ossessivo che però ho potuto in questi giorni fotografare dentro di me (sicuramente molto meglio di quanto non accaduto con la sventurata Casio che ho avuto in mano….) sono stato un altro regalo prezioso, il cui valore cercherò di trasmettere – per quanto potrò fare – alle tante persone che si sono finora impegnate per questa realtà. Quello che nella mia ingenuità non sapevo o comunque non avevo previsto è stata la possibilità,per me, di tornare per quindici giorni in carne ed ossa quello che per questa gente sono e che tu, ostinatamente e giustamente, hai ripetuto ad ogni visita in ogni villaggio: “il papà di Nicolò’”. Una figura e un ruolo che in Italia un pò gioco forza un pò per pudore e probabilmente timore, tendiamo tutti a coniugare al passato. E che invece qui alla Safa, tramite tuo, è una figura tutta al presente e, se e per quanto Dio vorrà, al futuro. Credimi, ho avuto i brividi, la prima volta che in Sango mi hai presentato con quella espressione. Poi ne ho gioito. E mi ha aiutato molto per trovare l’unico ruolo attivo che sono riuscito a svolgere in queste due settimane: mettermi in relazione con i bambini della vostra missione, passare tempo con loro, passeggiarci per mano, giocare. Superare ogni vergogna propria di quarantenne grasso bianco e biondo che comunica a gesti, ritmi, smorfie e rumori più che a parole con uno sciame di figli incolpevoli della miseria. Chissamai che anche qualcuno di loro e magari qualcuno delle loro famiglie, sia rimasto colpito dal vedere il ‘papà di Nicolò’’ stare con i bambini, scambiare con loro il più possibile relazione ed affetti, insomma cercare di trattarli come ‘persone’ come da questi parti non si usa mai fare. Certo non mi illudo nè la retorica serve: chi degli adulti (e anche dei ragazzi meno bambini) si è rivolto a me lo ha fatto per chiedermi soldi e regali. Ma sono stato molto contento quando sei stato tu a farmi notare che il giorno della festa per la intitolazione della scuola a Nico hai visto per la prima volta intere famiglie centrafricane mangiare insieme, grandi e piccini. Lo stesso Sandro che nemmeno per un secondo (ma Titti per fortuna è invece con me…) ha voluto lasciarmi cullare nella speranza che i disegni liberi fatti dai bambini pensando a quella giornata (in prevalenza loro famiglie e famiglia di Nico, oltre a te Titti e Therese e Mauro che manco ci stavano…) fossero l’espressione del loro vissuto. “se hanno disegnato tutti la stessa cosa, vuol dire che la maestra ha detto loro cosa fare…”, mi hai disilluso con la delicatezza che solo tu sai usare….. In ogni modo, se presto o tardi anche in questo l’asilo di Nico potrà risultare un seme a dimora, non ho dubbi che il solo terreno su cui può far spuntare radici è la vostra missione. E qui vengo alla riflessione che certo è la più banale per te e probabilmente anche per chi la tua missione conosce assai meglio del sottoscritto. Ma che tale non era per me prima dell’arrivo in Centrafrica e che intendo usare come fulcro per la vostra conoscenza da parte della nostra associazione che l’asilo ha voluto non per scelta evangelica ma laicamente, appartenendo ad un mondo del tutto diverso da quello confessionale. Ma che ora, bene o male, in un pezzo del vostro lavoro missionario è entrato a fare parte. Non c’è distinzione, nell’anno di grazia 2009 in questo Paese di ultimi di questo mondo, fra scuola ed evangelizzazione. Non c’e’ altra possibilità per persone che sono da generazioni rimaste ferme alla sopravvivenza, di liberarsi da superstizioni, paure, dominio degli istinti, di prendere in mano la propria vita e la propria esistenza, se non con la mano di qualcuno che provi a dare loro l’opportunità di tentare di formare una nuova generazione che abbia strumenti dignitosi di conoscenza e coscienza, radicalmente diversi e sconosciuti dalle generazioni che sono a loro davanti. Gli uomini che mi hai mostrato attenti e sensibili esclusivamente al vino di palma, al dominio su donne e bambin, al gusto dell’esercizio di una loro autorità fondata esclusivamente sul sesso di nascità, non ce la possono fare. Le donne che lavorano, si impegnano, cercano i soldi anche per mandare i figli a scuola sono una speranza. I bambini che possono andare in scuole che tali effettivamente si possano chiamare, sono la possibilità. Safa ha fatto di questo la cifra del suo impegno, del suo lavoro, della sua vocazione: con rigore, cura, meticolosità al limite dell’ossessivo e anche con durezza senza sconti a nessuno, che mi hanno impressionato parecchio. Sicuramente i costi che se ne pagano sono alti. Ma lavoro duro, tentativo incessante di formazione e preparazione di insegnanti e studenti in questa provincia sudafricana sono una scommessa che può lasciare il segno. L’investimento è a lungo periodo, senza pretese impossibili. Non sta a nessuno di cambiare il Centrafrica. Ma il solo fatto di dare questa testimonianza – e nel tuo caso di farlo da sacerdote – è una enorme dimostrazione di fede e/o comunque di amore per la vita e per la persona, comunque la si voglia pensare. Ti sono e ti siamo grati come associazione anche per averci fatto condividere una parte di questa vostra testimonianza. Per parte nostra, cercheremo dall’Italia di portare avanti il nostro impegno per il tempo che a voi e a noi sarà dato. Con determinazione e amicizia verso te e la Safa ancora più forti. Un grande abbraccio, come quello che ti ho dato pubblicamente il giorno della festa alla scuola di Nico, facendo ridere tutte le famiglie dei bambini che avevamo intorno. Giovanni

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