31 gennaio 2005 – progetti
Pubblicato da missionesafa su Gennaio 8, 2006
31 gennaio 2005
Dopo le feste natalizie, che qui sono limitate al giorno stesso di Natale, sentiamo che è giunto il tempo di ritrovarci. Da più parti in tanti ci chiedete informazioni, notizie su di noi e sulla realtà della missione; alcuni di voi ci hanno dato degli spunti per aprire fronti nuovi per vari progetti.
Siamo nella parrocchia di Safà oramai da più di tre mesi ed abbiamo passato il primo Natale nello stile del luogo: semplice e festoso allo stesso tempo. Con le suore abbiamo anche vissuto il passaggio del nuovo anno, risvegliando il piccolo villaggio al suono della campana.
Da pochi giorni abitiamo in modo definitivo nella nostra casa di legno – semplice e carina – che abbiamo ribattezzato chalet della Pace ed abbiamo programmato la nostra vita quotidiana come comunità.
Questo ci permette di affrontare anche uno studio più approfondito del Sango, che ha bisogno di ascolto e pratica, per comunicare con la gente sia quotidianamente sia per l’attività parrocchiale. Dire che tutto è a posto è troppo, però in tre mesi è cambiato molto il volto della casa e dello spazio attorno grazie all’aiuto di alcuni operai, che abbiamo assunto nel corso di questi mesi ( ad oggi sono 9 ).
Forse non stona ripetere alcune notizie sulla realtà del Paese, della Diocesi e delle comunità affidateci.
Il Centrafrica vive, proprio in questi giorni, un momento importante della sua storia: il 13 febbraio ci saranno le elezioni presidenziali, che metteranno fine al periodo di transizione succeduto al colpo di stato del marzo 2003. I vecchi poteri non vogliono mollare e i nuovi si rivelano deboli e inefficaci come i precedenti. Speriamo soltanto che il tutto non sfoci in nuove violenze. Il Paese veramente ha bisogno di pace e stabilità.
3.550.000 sono gli abitanti di questo Paese esteso due volte l’Italia, unificato dalla lingua Sango. Indipendente dall’agosto 1960 conosce ancora crisi profonde nella società, nelle famiglie, nelle Istituzioni. Una crescita lenta, invisibile sembra quasi dare più spazio alla disperazione che alla speranza. Popolazione giovanissima (il 43, 1% è al di sotto dei 15 anni), in crescita demografica dell’1,5% ma con una speranza di vita di anni 39,5; mortalità infantile dell’11,5%. Soltanto il 48,6% è alfabetizzato e solamente il 24% della popolazione è scolarizzato. La percentuale di sieropositività sfiora il 26%. Si vive con meno di 1 dollaro al giorno ma anche parlare di denaro è relativo perché, in verità, se ne vede circolare poco. D’altronde la gente vive di quello che produce nel campo o che ricava dalla foresta.
Tutto ciò lo tocchiamo con mano anche nella nostra piccola realtà di Safà (15.000 abitanti e 8 comunità ): il livello di formazione della popolazione rende ancora più difficile uno di sviluppo, abituata com’è a vivere di assistenza e di aiuti.
Nella nostra comunità scuola – salute – lavoro sono i tre fronti che richiedono più impegno. I sieropositivi forse superano il 30%, l’impiego è completamente assente e la scuola si limita ai sei anni di base, senza prospettive per il futuro, e per chi voglia o possa continuare, la chance si chiama città con tutto ciò che implica, sia a livello economico che residenziale.
Viviamo e lavoriamo a fianco di una comunità religiosa femminile francese (Suore dell’Alliance, che è un insieme di sette piccole famiglie religiose, unitesi di recente), presenti a Safà da più di 25 anni, impegnate soprattutto sul piano della salute. Con loro abbiamo tentato di mettere insieme un piano di lavoro sia pastorale che di sviluppo mettendo già in opera alcuni progetti che ben conoscete: un progetto di alfabetizzazione, che dovrebbe cominciare il mese di marzo con la formazione degli insegnanti, il progetto di assistenza medica delle donne incinte, con particolare attenzione alle sieropositive, e la costruzione di una scuola nel villaggio di Moscou al fine di ridurre il sovraffollamento delle classi della scuola della missione (anche 90 per classe! Ma se al primo anno di scuola sono 90, al secondo sono ridotti già a 60! Una «mortalità scolastica» impressionante!).
Tutto questo non è facile perché spesso bisogna mediare con le autorità dello Stato che vogliono esercitare il proprio potere al fine di ricavarne sempre e dovunque dei profitti ( non certo a beneficio della popolazione!).
È su questa linea che vorremmo continuare il nostro impegno proponendovi via via altri progetti. Per esempio: che ne dite di una scuola professionale? O di un trattore per aumentare le piantagioni e permettere il sorgere di cooperative? Oppure degli allevamenti? Sono cose tutte fattibili perché la terra è tanta e incolta. O progetti di fornitura d’acqua ai villaggi o progetti di irrigazione dei campi? Qui non servono grandi Licei o Università, ma forse dei bravi infermieri, falegnami e muratori capaci, idraulici ed elettricisti che un giorno possano trovare un impiego nei villaggi più grandi o in città. Siamo convinti che non vi parliamo di ‘spiccioli’, ma è quello che realmente serve per non continuare a fare dell’assistenza.
Al tempo stesso non si possono lasciare irrisolti i piccoli problemi quotidiani della gente che incontriamo: la fame, le malattie, le operazioni chirurgiche…
Non siamo certo qui per i progetti, siamo qui perché crediamo nella presenza, nella solidarietà e nella speranza condivisa malgrado tutto. Siamo qui con la gente, condotti da Dio ad un incontro che tante volte si fa difficile e ci fa tornare indietro con la mente. E poi i nostri problemi: la spesa da fare, le riparazioni, aggiunte alle strade disastrate e le distanze spesso enormi, la lingua e la cultura. Eppure siamo qui per annunciare, forse per dire senza troppe parole, che la vita è tutto. È lo stesso Dio in cui crediamo. E poi c’è l’incontro con le comunità, l’organizzazione pastorale, i luoghi di culto che ci sono e non ci sono, cappelle da costruire – aggiustare – ampliare. Forse troppe cose e se le faremo, le faremo una alla volta.
Non abbiamo grandi pretese e quello che ci preme di più è poter essere un tramite di umanità e di spiritualità e al tempo stesso arricchirci e abbattere tante resistenze. Noi continueremo a chiedere a tutti voi di partecipare, di esserci. D’altronde in pochi mesi di risposte ne avete già date. Noi siamo sempre pronti ad ascoltarvi. Forse non sempre pronti a scrivere o a telefonare, spesso la sera ci sentiamo distrutti e ci piace perderci in una partita a carte o in una chiacchierata distensiva. O a scrivere una lettera insieme, come questa sera. Ma non abituatevi troppo bene!
Grazie al cielo la nostra salute fino ad ora è buona e riusciamo ad affrontare la grande mole di lavoro che quotidianamente ci si presenta. La gente forse è ancora un po’ timida con noi ma certamente ci stima ed è felice della nostra presenza sacerdotale dopo anni di vuoto. Certo se fossimo in tre o in quattro sarebbe meglio! Chissà, se un altro giovane prete o laico voglia perdere la testa per questo angolo di mondo…lo attendiamo e due camere sono già pronte.
Vogliamo ringraziare l’Associazione Mamme di Safà per il loro aiuto e la loro generosità così pronta, tutti coloro che hanno venduto e comprato il calendario che permetterà la realizzazione del Progetto di Alfabetizzazione per adulti e tutti coloro infine che al momento della nostra partenza sono stati generosi e che ora possono permettere la costruzione della scuola di Moscou.
Se ci scrivete ci fate molto piacere.
Sandro e Alex